VENERDÌ SANTO
10 APRILE 2020

 

Sorelle e fratelli,

celebriamo in questo Venerdì Santo la passione di nostro Signore Gesù Cristo e lo facciamo proprio nell’ora in cui i vangeli ci ricordano che si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, da mezzogiorno alle tre. Anche noi sperimentiamo qualcosa di questo buio ogni qualvolta ci incontriamo con la croce e con la sofferenza, però l’autore della Lettera agli Ebrei ci ha esortati: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Eb 4,16). Con fiducia noi ci accostiamo alla croce di Cristo. Ha scritto Moltmann, infatti, che la croce è la firma autografa che Cristo ha lasciato nella storia[1]: dovunque c’è un dolore o una sofferenza, Egli è presente.

La passione di Cristo non è passiva, Gesù si dona! Egli è l’agnello mansueto condotto al macello, Egli presenta il dorso ai flagellatori e la guancia a coloro che gli strappano la barba, liberamente si dona e questo suo dono – questa sua passione – è per noi sorgente di Grazia. Dove non c’è libertà non c’è dono! Gesù, consegnato dal Padre, si consegna liberamente e lo fa per ognuno di noi: come afferma San Giovanni, Dio ha tanto amato il mondo da consegnare suo Figlio (cf. Gv 3,16). Grazie Signore Gesù, per la libertà del tuo dono.

La passione di Gesù però non è passata, non è soltanto qualcosa che andiamo a leggere in un libro di storia, la passione di Gesù continua e noi possiamo andare sempre dietro a Lui. Se in questi giorni ci potessimo portare nelle corsie degli ospedali, nelle case della sofferenza dove l’uomo non è accolto nella sua dignità, ci accorgeremmo come continua la passione di Gesù e come Gesù si nasconde nelle piaghe, nelle sofferenze, ma anche nel servizio di tanti che curano Gesù in Croce. Grazie Signore Gesù, perché ci rendi contemporanei alla Tua passione!

Ma la passione di Gesù, sorelle e fratelli, non è una passeggiata, mai possiamo pensare di attraversare la sofferenza e il dolore quasi come una passeggiata guardando distrattamente di qua e di là (e Dio non voglia magari fumando qualche sigaretta), attraversandola come si attraversa distrattamente la vita. Non è una passeggiata la sofferenza: ogni dolore è abitato dalla croce di Cristo. Coloro che ancora sono irresponsabili in questi giorni forse è bene che si portino accanto al letto di un morente, di un sofferente! Restiamo in casa, sorelle e fratelli, perché il mio restare in casa può aiutare chi soffre e chi combatte nei luoghi della sofferenza.

Non è passiva la passione, non è passata la passione, non è una passeggiata: che cos’è? È il mistero della Pasqua! È un “passaggio”! Attraverso il mistero della croce passa il fiume della redenzione, attraverso il mistero della redenzione noi siamo salvati. In questo momento ci inginocchiamo dinanzi alla croce di Cristo, dinanzi al Crocifisso, dinanzi alle tante croci e con le parole di san Paolo VI vogliamo pregare:

Siamo qui, Signore Gesù.
Siamo venuti come colpevoli che ritornano
al luogo del loro delitto.
Siamo venuti come colui che ti ha seguito,
ma ti ha anche tradito,
tante volte fedeli e tante volte infedeli.
Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto
tra i nostri peccati e la tua Passione,
l’opera nostra e l’opera tua.
Siamo venuti per batterci il petto
per domandarti perdono,
per implorare la tua misericordia.
Siamo venuti perché sappiamo che tu puoi,
che tu vuoi perdonarci
perché hai espiato per noi.
Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza[2]