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Mons. Illiano: «Grato al Signore»

Mons. Gioacchino Illiano si raccontava ad Insieme in occasione del 30esimo anniversario di ordinazione episcopale, celebrato il 3 ottobre 2017. Antonietta Abete raccolse alcune impressioni del Vescovo emerito sulla Chiesa, la gratitudine e la sofferenza, con lo sguardo rivolto verso…

Mons. Gioacchino Illiano si raccontava ad Insieme in occasione del 30esimo anniversario di ordinazione episcopale, celebrato il 3 ottobre 2017.
Antonietta Abete raccolse alcune impressioni del Vescovo emerito sulla Chiesa, la gratitudine e la sofferenza, con lo sguardo rivolto verso il cielo

 

Anniversari che si intrecciano e voci che si uniscono nella lode a Dio. È accaduto lo scorso 3 ottobre, ad Angri, nella parrocchia Santa Maria delle Grazie. Mons. Gioacchino Illiano, vescovo emerito della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, ha ringraziato il Signore per i trent’anni di ordinazione episcopale insieme a don Vincenzo Buono, don Raffaele Ferrentino e don Marco Limodio che festeggiavano dieci anni di ordinazione sacerdotale. Ha presieduto la Celebrazione Eucaristica mons. Giuseppe Giudice.

Eccellenza, che cosa ha provato nel ringraziare Dio per i suoi 30 anni di ordinazione episcopale?

 «Gratitudine per il Signore e per la persona che in questi anni mi ha sopportato e amato. A Dio non si può dire no, perché Gesù non ha detto di no. Al contrario, ha risposto: “Sì, Padre”. Non sempre io so fare come Gesù. A volte mi distraggo, mi impensierisco e faccio fatica ad accettare la volontà di Dio. Poi, davanti al Signore, mi calmo e dico il mio ».

Un sì meditato e sofferto è più autentico.

«Le cose a 83 anni si vedono con più chiarezza. Il Signore mi fa comprendere cosa vuole da me, ma io a volte dico no e soffro più di quando dico . Il è l’abbandono in Dio, il no è un’altra cosa, è diabolico. E tra il e il no vivo la mia vita. Ho detto al Signore che vorrei vivere ancora perché desidero fare altre cose. Ma sia fatta la sua volontà».

Ha condiviso la celebrazione con tre giovani sacerdoti che lei stesso ha ordinato. Qual è l’augurio che fa alla loro vita?

 «Festeggiavano 10 anni di vita donata a Dio. Li trovo sempre sereni. Il mio augurio è che possano vivere il loro ministero con questa serenità che li contraddistingue».

Com’è la vita con don Ciro Galisi?

«Io accolgo ogni sacerdote che viene o resta qui. Sono Vescovo e il mio compito è accogliere a nome della Chiesa. Da quando sono in pensione sono sereno, gli impegni non sono più quelli di prima. Anche i sacerdoti impegnati a vivere il loro ministero devono vivere serenamente. È questa la testimonianza che mi sforzo di dare».

Cosa chiede più spesso al Signore?

«Chiedo di morire in pace. In pace con il mondo, con la Chiesa e con me stesso. A quest’età, vorrei essere in pace con gli uomini e con Dio».

In questo tempo, in cui lo sguardo è più rivolto al Cielo che alla terra, le capita di pensare a Chiara Lubich?

«Io seguo il cammino del movimento dei Focolari, per quanto è possibile. E seguo anche Chiara, che mi ha rivelato il Cielo con il suo desiderio di diventare santa. Di essere santa. A volte, mi guardo indietro e penso: sto perdendo quota. Bisogna dirlo, per alzare poi gli occhi al Cielo e contemplare la santità. Della Chiesa e di quanti sono in pace con Dio».

Un saluto e un augurio per Insieme.

«Comunicare è stata sempre una mia fissazione. Comunicare con la parola, lo scritto, l’esempio. Il Signore non ha fatto altro, per questo ha istituito la Chiesa, per annunciare al mondo e agli uomini Gesù Cristo. Il mio augurio per Insieme è di conservare un linguaggio semplice, per arrivare sempre al cuore della gente».

Antonietta Abete

 

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