Papa Francesco, una lezione per trecentomila studenti

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Papa Francesco ha incontrato il mondo della scuola lo scorso 10 maggio in piazza S. Pietro. Le sue parole e la testimonianza di chi ha partecipato allo straordinario pomeriggio

“La Chiesa per la Scuola”, così è stato intitolato l’incontro che Papa Francesco ha avuto con i ragazzi provenienti dalle scuole di tutta Italia, sabato 10 maggio a Roma. La Chiesa per la scuola, cioè quello che il mondo ecclesiale può fare per l’istruzione, la missione di guida che la famiglia cristiana può e deve esercitare  per i ragazzi nel loro percorso di crescita e maturazione umana, oltre che di fede.

«Questa manifestazione non è “contro”, è “per”. Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola. E dico “noi” perché io amo la scuola, io l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da Vescovo», queste le parole introduttive di Papa Francesco.

Da sempre massacrato, posto al centro del dibattito solo per amplificare la crisi che vive, il mondo dell’istruzione ha avuto un piccolo riscatto gioioso in quest’incontro con il Pontefice. Più di trecentomila persone hanno preso parte alla giornata: un fiume in piena di insegnanti, collaboratori scolastici, genitori, bambini, giovani e adolescenti. Fedeli di età diversa ma con un elemento in comune: la scuola protagonista del loro quotidiano. Il raduno, organizzato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ha avuto come motto “We care”.

Ma cosa hanno a cuore quelle centinaia di migliaia di giovani che hanno invaso via della Conciliazione, Borgo Sant’Angelo, Borgo Santo Spirito e persino i giardini di Castel Sant’Angelo? Qual è il motore che spinge persone provenienti da ogni luogo ad affrontare un viaggio lungo e faticoso, ad attendere ore sotto il sole cocente, a mettere da parte impegni in vista di un discorso di pochi minuti del Vescovo di Roma?

La fede, ma non solo. La speranza, ma non solo. C’è anche altro dietro l’entusiasmo che Papa Francesco suscita in coloro che lo ascoltano: un subbuglio di emozioni, pensieri, sensazioni che non si riescono ad esprime a parole.

Le esperienze. Lo sanno bene gli studenti del Liceo Scientifico “Don Carlo La Mura” di Angri, che in più di trecento hanno preso parte all’incontro. Dai docenti agli studenti, dal personale scolastico al dirigente Filippo Toriello, i loro occhi e le loro parole nel raccontare la giornata esprimono un messaggio unanime: l’incomunicabilità della forza dell’esperienza vissuta. «Nessuno riusciva ad immaginare quale sarebbe stata l’emozione del giorno. In qualità di dirigente – racconta Filippo Toriello, direttore dell’ufficio di pastorale scolastica della Diocesi – quello che colpisce sono le finalità che il Papa ha indicato per la scuola: il vero, il bene, il bello. Dietro queste parole ci sono dei progetti, delle idee, una visione non solo scolastica, ma soprattutto antropologica che il Santo Padre ha voluto esprimere».

Paola, una studentessa del liceo angrese, ha fissato così le immagini di quel giorno: «Il momento più bello è stato quando il Papa si è immerso nella folla, io non avevo mai visto tutta quella gente. Vedere lui che camminava in mezzo a noi, che abbracciava i bambini, è stato davvero emozionante. Certo lo avevo già visto in televisione, ma non è la stessa cosa. Il discorso, poi, è stato bellissimo, perché è venuto alla fine di tutto un percorso che avevano intrapreso già i personaggi famosi».

Molti i volti noti protagonisti del pomeriggio, che con il loro intervento hanno preceduto il discorso di Papa Bergoglio: in particolare il cardinale  Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione; ma anche personalità dello spettacolo come Max Giusti, Giulio Scarpati, Veronica Pivetti e Beatrice Fazi. Proprio il Ministro Giannini ha evidenziato il legame autentico che lega insegnanti e alunni, lo stesso legame che Papa Francesco è riuscito ad instaurare con i fedeli: «Noi tutti sentiamo profondamente l’autenticità e la solidarietà a cui lei ha deciso di abituarci dal primo giorno del suo pontificato. Un legame autentico e solidale lega del resto da sempre maestri e allievi, in quell’esercizio quotidiano di ascolto, conoscenza reciproca e rispetto, che significa insegnare e imparare, insegnare ai giovani e ai giovanissimi a entrare nella vita e imparare, da parte loro, a leggerla e interpretarla, con spirito autonomo e coscienza critica».

“Imparare ad imparare”. La scuola come insegnate di vita è proprio uno dei punti che Papa Francesco ha sottolineato nel corso della sua particolare lezione ad un’aula di trecentomila studenti: «Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! – proseguendo – il segreto è imparare ad imparare! Se uno ha imparato ad imparare, questo gli rimane per sempre, egli rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani».

Ma non solo la scuola che fa da maestra di vita, anche la scuola come luogo di incontro, la scuola come famiglia, la scuola come veicolo di valori ancora prima di contenuti, quella che auspica Papa Francesco. «La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita! E finalmente vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori».

Chiesa, scuola, famiglia, le tre colonne portanti dell’educazione di un individuo, tre mondi apparentemente separati, eppure così intrinsecamente connessi e comunicanti.

Chiesa, scuola, famiglia rappresentati in un’unica immagine: Papa Francesco che parla ad una folla immensa di persone e fa ripetere alla sua aula di trecentomila studenti il proverbio africano: «Per educare un figlio ci vuole un villaggio».

Martina Nacchio

(Da Insieme, giugno 2014)

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