Apertura Porta Santa San PriscoAperite mihi portas iustitiae…

Apritemi le porte della giustizia: vi entrerò per ringraziare il Signore.

È questa la porta del Signore: per essa entrano i giusti (cf. Sal 118,19-20).

Alzate , o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria

Chi è mai questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria (cf. Sal 24, 7-10).

Risuonano in questa cattedrale le parole di Gesù:
Ego sum ostium ovium
Io sono la porta delle pecore! (Gv 10,7)

Si spalanca oggi la porta della Cattedrale e Gesù, Volto della misericordia, vuole raggiungere la porta di ogni cuore.

In Lui, e solo in Lui, il più forte, misericordia e verità si incontrano: giustizia e pace si baciano (cf. Sal 85,11).
Noi, invece, siamo ancora pellegrini, bisognosi di misericordia e di indulgenza.
Siamo sempre alla ricerca del Volto misericordioso del Padre, Gesù, volto che ci cerca e si identifica con i volti dei poveri, che hanno bisogno di essere curati nella locanda che è la Chiesa, fino al suo ritorno.
Perciò, ripreso il bastone e la bisaccia, anche noi, sollecitati da Papa Francesco, ci facciamo pellegrini dell’Anno Santo, noi i primi poveri.
Pellegrini verso la Porta di san Prisco, icona del Cristo, che ci rimanda per un giubileo autentico e incisivo, verso altre porte, altri usci, che sempre dobbiamo varcare:

–          la porta di casa e della famiglia;

–          la porta dell’ufficio, della bottega, del lavoro;

–          la porta dell’ospedale e della clinica;

–          la porta della parrocchia e dell’associazione;

–          la porta del cortile, del vicinato, del pianerottolo;

–          la porta degli stadi, affinché lo sport ritorni alla sua primigenia funzione;

–          la porta del cuore

Anche queste possono e devono diventare altrettante Porte sante, ripetendo, magari sottovoce, la parola che l’Abate di Cluny, aveva fatto scrivere sulla porta dell’abbazia:
Porta pandet sed cor magis!
Sì, la porta è larga, ma il cuore lo deve essere sempre di più. E perché ciò avvenga è necessario aprire la porta dello stanzino interiore, la coscienza, dove ci ritroviamo soli con Dio e decidiamo della nostra vita e del nostro futuro.

Aprendo le porte sante in tanti luoghi del mondo, quasi Roma si dilata ai quattro angoli della terra e si realizza il mistero della Chiesa ridisegnata dal Concilio Vaticano II, la ecclesiologia eucaristica, che ci ricorda che l’unico Corpo di Cristo è sempre presente anche in ogni frammento di ostia; come l’unica Chiesa di Cristo è presente in ogni frammento di Chiesa locale, secondo la bella lezione di EN 62: secondo il pensiero del Signore, è la stessa Chiesa che, essendo universale per vocazione e per missione, quando getta le sue radici nella varietà dei terreni culturali, sociali, umani, assume in ogni parte del mondo fisionomie ed espressioni esteriori diverse.

Chiaro il messaggio di Papa Francesco. Egli vuole una Porta santa in ogni cuore umano. Da spalancare e varcare per sanare le ferite dell’odio tra i singoli e tra i popoli, per andare oltre l’individualismo, le inimicizie, le guerre, le esclusioni, la povertà, gli “scarti” di intere categorie di persone, le solitudini, gli abbandoni. Persino per fermare il terrorismo che strumentalizza il nome di Dio, insidiando con diabolica arroganza l’inizio del percorso giubilare.

Il Giubileo straordinario della Misericordia, senza effetti speciali, chiama a una straordinaria conversione in tutti i campi: anche in tema di ecologia, umana e ambientale, come ha ricordato l’enciclica Laudato sii.

Ma la porta, che ogni Chiesa oggi spalanca, non si apre su un baratro, su un vuoto, su un precipizio, sul nulla.

Varcando la soglia della speranza ed entrando, noi siamo accolti tra le braccia misericordiose del Padre, dalle braccia spalancate sulla croce del Figlio, dalla carezza dello Spirito Santo; siamo accolti da una Comunità, dalla Parola, dal Pane e dai Poveri. Noi vi riconosciamo le braccia della Chiesa che oggi, sempre e da sempre, ci aspetta e ci accoglie non per giudicarci, non per richiamarci, non per puntare il dito sul quadrante dei nostri ritardi, ma soltanto per donarci il balsamo della salvezza e raccontarci ancora qualcosa dell’amore di Dio, di Dio che è amore.

Gaudete in Domino semper (Fil 4,4) perché il Signore è vicino; a Lui che viene andiamo con preghiere, suppliche e ringraziamenti, perché il Signore ha revocato la sua condanna (Sof 3,15), perciò non lasciarti cadere le braccia.
Ecco il motivo del gaudio, della gioia, della letizia che come credenti dobbiamo contagiare.
Anche noi, consapevoli dei nostri peccati e desiderosi di cambiare vita, chiediamo al Battista: che cosa dobbiamo fare?
In questo Anno Santo straordinario della misericordia, che cosa dobbiamo fare?

E Giovanni, rimandandoci nello spazio del quotidiano, ci consegna semplici regole per accedere al dono del perdono: chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Non esigete nulla di più…accontentatevi (cf. Lc 3,10-18).

Dare e condividere ed essere contenti, ecco le opere della misericordia, sempre da ritrascrivere e realizzare nella nostra vita, ben sapendo che la Chiesa, come Giovanni il Battista, sempre rimanda a Lui, Colui che è più forte e di cui non siamo degni, ma è Lui che si degna di venire nella nostra povera storia. È sempre la carità la prima risposta a Dio, che è Carità, che è Misericordia, e Lucia del Manzoni ci ricorda che “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!” (Promessi Sposi, cap. XXI) e copre una moltitudine di peccati, chiedendo che la nostra amabilità sia nota a tutti.

Sulla soglia della porta, ci sentiamo rassicurati se ci accoglierà lei, la Mater Misericordiae, che ci è stata donata nell’ora della Misericordia – da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio – (cf. Lc 23,44), che è l’ora della Croce:

Ella apre la porta e accoglie il corteo dei Magi;
apre la porta lei, la porta impenetrabile
che solo Cristo ha varcato;
apre la porta lei, che fu aperta
senza esser derubata del tesoro della sua purezza.
Aprì la porta lei da cui fu generata la Porta,
Bambino nuovo, il Dio prima dei tempi.
(Romano il Melode, in Nativitatem 1)

Presi per mano da Lei, accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno (cf. Eb 4,16).
Chiesa di Nocera-Sarno, canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

† Giuseppe, Vescovo

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