L’ora di passare da questo mondo al Padre (cfr Gv 13,1)

L’ora di passare da questo mondo al Padre (cfr Gv 13,1): il Messaggio del Vescovo per la Commemorazione dei fedeli defunti. Il 2 novembre monsignor Giuseppe Giudice presiederà le Celebrazioni Eucaristiche al cimitero di Sarno, alle 11.00, e al cimitero…

L’ora di passare da questo mondo al Padre (cfr Gv 13,1): il Messaggio del Vescovo per la Commemorazione dei fedeli defunti. Il 2 novembre monsignor Giuseppe Giudice presiederà le Celebrazioni Eucaristiche al cimitero di Sarno, alle 11.00, e al cimitero di Nocera Inferiore, alle 16.00

 

“O nebbia, o nenia nata dal pianto delle fronde, nascondi le cose lontane, mostrami le cose vicine” (G. Pascoli, La nebbia, in Canti di Castelvecchio, 1903).

 

Carissimi,

con un breve testo di Giovanni Pascoli, quasi una preghiera, mi piace inoltrarmi nel mese di novembre che ci aiuta a fare memoria riconoscente, nella comunione dei Santi, dei nostri cari defunti.

La nebbia, come un pianto, nasconde le cose lontane, tutto ciò che abbiamo perso; ma ci mostra ciò che abbiamo accanto e che ci aiuta a continuare la vita, segnata da tante assenze.

Tra i tanti restauri urgenti, proposti alla nostra Chiesa, c’è quello delle Esequie cristiane, che hanno preso una deriva e una piega che ha poco dell’anima cristiana.

In questi anni, abbiamo delegato troppo, lasciando tutto in mano ad altri, estranei, e mettendo da parte famiglie, parenti, amici e comunità cristiane.

È tempo di rievangelizzare, con strumenti adatti che la Chiesa possiede per mandato, la pasqua-passaggio dei nostri fratelli e sorelle con la forza e la certezza della fede che ci viene dalla Pasqua di Cristo.

Il tema della sofferenza e della morte non può essere staccato dal Vangelo della vita, e non deve essere sottratto alle nostre comunità cristiane, relegandolo nel privato e nel commerciale.

Per questo ambito, ci è chiesto un nuovo e rinnovato zelo pastorale.

Anche la cremazione, che oggi è una possibilità e va attuata secondo le regole religiose e civili, non deve diventare una dittatura, una moda, per sbarazzarsi al più presto del corpo del defunto che per noi – pensando al sepolcro del Signore – è sempre ed ancora tempio dello Spirito Santo, e noi crediamo nella risurrezione della carne, fede fondata sulla Pasqua di Cristo.

La pietas cristiana, o almeno umana, deve riabitare, con la nostra presenza coraggiosa, gli spazi e i luoghi del soffrire e del morire; e le nostre strutture, come avviene per sana e consolidata tradizione, devono rimanere, con i dovuti accorgimenti logistici e attenzioni alle leggi, Case umane dove si rispetta e si accompagna, senza americanismi che non ci appartengono, il tempo del pianto e del lutto.

Se distratti ed indifferenti, ci lasciamo strappare da una cultura materialistica-commerciale la fede nella morte e risurrezione di Cristo, vuota è la nostra predicazione, vuota anche la nostra fede (cfr 1Cor 15,14).

Non dimentichiamo mai che a noi il Risorto ha consegnato la parola della Pasqua, cioè della morte vinta dalla risurrezione, da annunciare sempre con rispetto e dolcezza ad ogni uomo, a tutto l’uomo, sempre e specialmente oggi che l’uomo è calpestato.

Non lasciamoci abbagliare dal moltiplicarsi di segni ed oggetti religiosi utilizzati in modo sconsiderato, perché ci accorgiamo che oggi non sempre gli spazi del sacro coincidono con quelli della fede.

A volte, gli stessi annunci di morte, sovrappongono immagini religiose in un superficiale taglia e incolla, senza avere un testo lineare e preciso, incapace di dire con parole essenziali la realtà che si annuncia.

Aiutiamo, con parole adatte e segni leggibili e concreti, il nostro popolo a vivere con serenità, radicati nella fede dei padri, il passaggio dei propri cari da questo mondo al Padre (cfr Gv 13,1): «Le parole siano di sollievo al cristiano che crede, senza urtare l’uomo che piange» (cfr Premesse generali, Rito delle esequie).

Ricordo ai Parroci e alle comunità cristiane che la Chiesa ha una lunga tradizione in questo campo (cfr Opere di misericordia corporali e spirituali); non partiamo da oggi, ma ripartiamo insieme coscienti del tempo nuovo che stiamo vivendo.

Per questo motivo rimando alle Norme pastorali pubblicate il 2 febbraio 2014, ed in particolare alle pagine 38-41 che si riferiscono alle esequie; per un ulteriore aiuto rimando anche all’Istruzione Ad resurgendum cum Christo del 15 agosto 2016 del Dicastero della Dottrina della Fede circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, ed altre sintetiche indicazioni.

Mentre, con lo sguardo al cielo, ci facciamo pellegrini di speranza nei nostri Cimiteri, tutti saluto e benedico.

 

Nocera Inferiore, 28 ottobre 2026

Festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda

+ Giuseppe Giudice, Vescovo

Disposizioni e precisazioni

Nelle esequie la Chiesa prega che i suoi figli, incorporati con il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell’anima, vengano accolti con i santi e gli eletti del cielo, mentre il corpo aspetta la beata speranza della venuta di Cristo e la risurrezione dei morti (cf. Rito Esequie n. 1).

Ricordino tutti, e specialmente i sacerdoti, che quando nella liturgia esequiale raccomandano a Dio i defunti, hanno anche il dovere di rianimare nei presenti la speranza, di ravvivare la fede nel mistero pasquale e nella risurrezione dei morti; lo facciano però con delicatezza e con tatto, in modo che, nell’esprimere la comprensione materna della Chiesa e nel recare il conforto della fede, le loro parole siano di sollievo al cristiano che crede, senza urtare l’uomo che piange (cf. Rito Esequie n. 17).

All’annunzio della morte di un fedele, per la celebrazione delle esequie, i parroci si rechino a casa del defunto per confortare i familiari e concordare con loro la celebrazione delle esequie. Il ministero della consolazione può essere lodevolmente esercitato anche da un diacono, un religioso o una religiosa, o da laici credenti ben preparati a tale scopo.

Nelle esequie particolare importanza riveste l’omelia. Questa dovrà essere necessariamente breve nel rispetto della situazione di dolore dei familiari del defunto. Si eviterà di trasformare l’omelia in un elogio funebre. Essa è anzitutto annunzio del mistero pasquale e della speranza cristiana. Non è consentito sostituire l’omelia con pensieri o scritti del defunto.

Al momento del congedo si eviterà di proporre interventi di amici e familiari del defunto. In ogni caso è bene che il parroco, o celebrante, conosca anzitempo il testo che si vuole proporre all’intera assemblea. Si è notato che questa possibilità viene talora fraintesa e rischia di diventare il momento in cui chiunque si ritiene autorizzato a prendere la parola. È necessario, pertanto, che si renda evidente la differenza tra il momento celebrativo, durante il quale si proclama il mistero della Pasqua di Cristo, e il momento commemorativo, finalizzato a richiamare all’attenzione dei partecipanti la vita cristiana del defunto.

Le commemorazioni civili si terranno fuori della chiesa. Non si tralasci nei Riti di commiato l’aspersione, in ricordo del Battesimo, e l’incensazione, per ricordare che il corpo del defunto è stato tempio dello Spirito Santo. Si educhino i fedeli ad evitare esagerazioni di fiori, e a destinare il corrispondente per opere di carità e di beneficenza. Si fa divieto di far sostare, per la notte, nelle chiese aperte al culto, specie se parrocchiali, le salme dei defunti. Tuttavia, in particolari circostanze e con il consenso del parroco o del rettore, è possibile, anzi è opera squisita di carità, permettere la sosta della salma in una chiesa della Congrega nel territorio parrocchiale. Ciò sia concesso a puro titolo di carità.

Si stabilisca, in ogni Parrocchia o Forania, un luogo adatto a tale scopo.

La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti. Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, non si oppone alla cremazione. In questo caso, la celebrazione liturgica delle esequie preceda la cremazione secondo le Norme liturgiche.

Per la Chiesa non è consentito disperdere le ceneri o conservarle in luoghi privati. Si stabilisca in ogni Forania, sentito l’Ordinario, un luogo (congrega o altra chiesa), dove è possibile custodire le ceneri dopo la cremazione, per poter permettere a familiari e fedeli una preghiera per i defunti.

In occasione delle esequie, alcune volte, le imprese funebri presentano ai familiari del defunto un conto relativo alla celebrazione del funerale, pertanto si precisa:

 – che le imprese funebri non hanno titolo per richiedere, a nome della Chiesa, alcuna offerta o stabilire alcuna somma per il servizio liturgico;

– che, di norma, le imprese funebri non devolvono al sacerdote e/o alla parrocchia alcunché di quanto richiedono come somma per un funerale.

Nelle case del commiato non è consentito celebrare la messa esequiale per i fedeli cattolici, ma soltanto la preghiera e benedizione della salma.

Non è permesso durante la celebrazione della messa esequiale la raccolta di offerte, anche solo per fini caritativi.

Ogni disposizione ha semplicemente lo scopo di salvaguardare, in un contesto plurale e di confusione, l’originalità e la ricchezza della fede cristiana che si esprime nei momenti cruciali della vita.

 

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