Un canto d’amore per la mia Chiesa. Omelia 27 settembre 2026

Omelia del Vescovo per la Messa in occasione del 40° anniversario di unione della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, del 40° anniversario di ordinazione presbiterale e del 15° anniversario di consacrazione episcopale di monsignor Giuseppe Giudice   Liturgia della Parola XXVI…

Omelia del Vescovo per la Messa in occasione del 40° anniversario di unione della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, del 40° anniversario di ordinazione presbiterale e del 15° anniversario di consacrazione episcopale di monsignor Giuseppe Giudice

 

Liturgia della Parola

XXVI Domenica T.O. (A)

Ez 18,25-28

dal Salmo 24 (25)

Fil 2,1-11

Mt 21,28-32

 

Un canto d’amore per la mia Chiesa
Signore, accogli il nostro canto mentre scende la sera
(Dalla Liturgia delle Ore)

 

Sorelle e fratelli,

Chiesa sempre pellegrina in Nocera Inferiore-Sarno,

vorrei che questa celebrazione fosse solo un canto d’amore a più voci per la mia Chiesa ed un invito, esteso a tutti, a fare della vita un dono d’amore alla Chiesa.

«Potrei dire che sempre l’ho amata; fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio; e che per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto.

Ma vorrei che la Chiesa lo sapesse; e che io avessi la forza di dirglielo, come una confidenza del cuore, che solo all’estremo momento della vita si ha il coraggio di fare» (San Paolo VI, da Pensiero alla morte, 1965).

Come in ogni messa, così in ogni vita, tutto inizia e si compie Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; e tutto sfocia nella gloria: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

La Santissima Trinità, Dio Uno e Trino, è per ognuno grembo, culla, patria e meta di ogni cammino che dalla terra conduce al cielo; tutti gli altri sentieri sono strade interrotte, o senza uscita.

Gloria al Padre

Canto te, Padre, Amante della vita e Amore che sempre genera, che mi hai amato e mi hai fatto dono della vita.

La vita: dono stupendo, desiderabile sempre, meraviglioso, inedito; anche quando è segnato dalla sofferenza e dalla croce rimane magnifica humanitas.

Siano benedetti i miei genitori, e tutta la mia famiglia di sangue.

Mi hai circondato di innumerevoli persone, segno del tuo amore, che mi hanno inondato di affetto, stima, sincerità, amicizia.

Grazie, Padre, per tutto il creato, libro sempre da leggere, riverbero e orma della tua Luce bellissima.

Grazie per ogni paternità in famiglia, a scuola, negli anni di formazione e ministero, forse non sempre compresa al momento.

Grazie perché nel Padre nostro, unica preghiera insegnataci da Gesù, ci hai consegnato la sintesi del Vangelo, e lo schema per l’esame di coscienza dinanzi al tuo Volto luminoso.

Gloria al Figlio

Canto te, Figlio Unigenito, Verbo incarnato, che mi hai redento, salvato, innestato nel canto dell’eternità, strappandomi dalla vanità dei giorni che passano.

Canto te che, un giorno, mi hai chiamato passando sul lago della mia povera esistenza e mi hai portato al largo.

Mi hai affidato la tua grazia, la tua parola, il tuo corpo e il tuo sangue ed io, povero ministro, canale inadeguato, vaso di creta, tutto ho restituito, perché sei tu il mio rifugio sicuro (cfr Sal 71,7).

Mi hai voluto sacerdote, vescovo, nonostante le mie povertà e, fidandoti e pagando di persona, ti sei messo nelle mie povere mani.

Grazie, Signore Gesù, Unico ed Eterno Sacerdote!

Grazie per ogni dono ricevuto e per il dono di aver generato, nella tua Chiesa, altri figli al Sacerdozio.

Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre (Sal 25,6).

Gloria allo Spirito Santo

Canto te, Spirito Santo, vento leggero che invadi i cuori.

Tu, memoria della Chiesa, hai sostenuto i miei passi; giorno dopo giorno mi hai purificato, cristificato, accompagnandomi come vento, fuoco e terremoto spirituale, segni di quel primo mattino di Pentecoste, quando la Chiesa, unta dallo Spirito, esce sulla piazza del mondo.

Grazie, colomba di pace, che ti libravi sulle acque della prima creazione e sulle acque battesimali della Chiesa, da cui ha origine ogni vocazione.

Grazie a te, vento di Pentecoste, che hai tolto la polvere e i sassi alle strade del mio povero andare.

Affido a te, carezza di Dio e rugiada mattutina, parole di perdono per chi non ho amato abbastanza, o per chi avessi involontariamente offeso o deluso; una carezza sincera per coloro che amo e che, nella libertà, mi amano immensamente.

Un grazie sincero ad Angelo, e a tutti gli angeli che hai posto sul mio cammino, affinché più spedito e meno faticoso fosse il mio pellegrinaggio.

Rendo gloria alla Trinità beata!

E un canto di gratitudine a te, mia Chiesa.

Ora che la giornata tramonta, in quest’ora vespertina, pellegrini sulla via di Emmaus, ripetiamo: se le tenebre scendono sulla città degli uomini, non si spenga la fede nel cuore dei credenti (Dalla Liturgia delle Ore).

Ho vissuto e vivo per te, Chiesa del Concilio!

Tu, antica fontana del villaggio, pronta a dare un sorso d’acqua a tutti.

Chiesa imbevuta di Vangelo, Chiesa del Risorto, Mysterium lunae, e per questo non chiusa tra quattro mura, ma mandata.

Tu, Chiesa missionaria, in missione e in dialogo ecumenico e sincero con ogni uomo per salvare tutto l’uomo, e in tutte le sue dimensioni.

Fulget ecclesia non suo sed Christi lumen: Chiesa che splende non di luce propria, ma di quella di Cristo, Lumen Gentium.

Stasera posso confessarti che non ho puntato mai il dito verso di te per condannarti, perché la verità profonda mi dice che, accusandoti, mi accuso; poiché dal giorno del Battesimo io faccio parte di te, sono un membro del tuo Corpo, anche della tua povertà, ma di più del tuo dono di grazia.

Sofferenza grande, per me pastore, quando non si ama la Chiesa, e ci si abbevera a cisterne screpolate che non contengono l’acqua (cfr Ger 2,13), coltivando un’idea di Chiesa che, mortificando la Tradizione viva, non è quella ridisegnata dallo Spirito nell’Aula conciliare, con il sottile fascino di costruire chiese parallele e private, tralcio che poi secca, viene gettato nel fuoco e bruciato, perché non innestato in Lui (Gv 15,1-11).

In te, mia Chiesa, Sposa dell’Agnello, Città che scende dall’alto, ho incontrato tante persone alle quali ho cercato di raccontate il segreto della gioia, perla nascosta nel Vangelo, dono del mattino di Pasqua, per essere per tutti non padroni della fede, ma collaboratori della gioia (cfr 2Cor 1,24).

In aeternum Domini misericordias cantabo!

Canterò per sempre l’amore del Signore!

Guardo con riconoscenza i luoghi dove la mia Chiesa mi ha mandato per farmi crescere nel servizio; ricordo tutte le persone che mi ha fatto incontrare: i bambini, i giovani, le famiglie, i poveri, i sofferenti, i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i consacrati e le consacrate; tutto il variegato popolo di Dio, pellegrinante con Maria Madre della Chiesa, verso il Regno (cfr 1Ts 2,7-9).

Grazie a Pietro, oggi Leone XIV e ai Santi Pontefici del nostro tempo, che con la loro vita hanno scritto stupende pagine pastorali e di pace cristiana.

Grazie ai miei Vescovi: Stefano, Aldo, Umberto, Bruno, Francesco Pio, Angelo, Antonio; e ai Vescovi di questa santa Chiesa di cui oggi sono Pastore: Fortunato, Alfredo, Jolando, Gioacchino.

Grazie ai miei parroci e a tutta la famiglia spirituale, da cui ho ricevuto e ricevo ricche testimonianze di virtù teologali.

Ringrazio stasera la mia famiglia presbiterale, il Presbiterio della santa Chiesa di Nocera Inferiore-Sarno, per la gioia e la fatica di condividere il tratto di strada del mio Episcopato (cfr 2Cor 11,23-28).

Non facciamo cadere invano l’esortazione dell’Apostolo: rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi (cfr Fil 2,2); e curiamo, pregando e studiando, la vita del nostro presbiterio, sempre oscillante tra le risposte dei due figli: Sì, Signore, ma non andò… Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, vi andò. Che ve ne pare? (cfr Mt 21,28-32).

Qui sta il senso della fusione della Diocesi e del nostro camminare insieme, parola attesa e compresa da tutti, in un mondo lacerato ancora da tante guerre, interne ed esterne.

Ringrazio il popolo, la gente di questa terra magnifica e drammatica, che ho amato dal primo momento; tutti i collaboratori, dal Vicario Generale al Segretario, Cancelliere, Economo, Direttori e Collaboratori degli Uffici; e tutti coloro che alleggeriscono la sarcina del mio servizio episcopale anche con la custodia del Palazzo Vescovile e i tanti luoghi pastorali.

Dio vi benedica e vi ricompensi!

E amate sempre la Chiesa, nostra Madre e Maestra, servendola e mai servendovi, la quale non ci proibisce mai di fare il bene.

A tutte le Istituzioni, e soprattutto ai Sindaci e Amministratori, nel leale rispetto dei ruoli, senza invadenza né confusione, il mio grazie per il diuturno servizio alla Città dell’uomo; e il mio incoraggiamento a lavorare insieme per il bene della Città dell’Agro, arginando come squadra il disagio sociale che, se non curato, produrrà frutti amari e pericolosi per il nostro territorio.

Insieme, ognuno al proprio posto, coltiviamo la speranza e la legalità, dando al nostro popolo una sincera lezione di sano governo.

Dio, che di chiara luce tessi la trama al giorno, accogli il nostro canto nella quiete del Vespro (dalla Liturgia delle Ore).

E in questo Vespro, memoria di tanti anniversari, ancora un incoraggiamento a me e ai miei sacerdoti con le parole di San Paolo VI:

«Sacerdote, non finire mai di dire “Si”: attingi dall’alba la forza della risurrezione, consegna al Vespro la luce che non tramonta».

Maria, Regina degli Angeli e dei Santi, San Prisco, San Michele Arcangelo, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Sant’Alfonso Maria Fusco, il Beato Tommaso Maria Fusco, i tanti Santi della porta accanto, nell’abbraccio di tutti coloro che si affacciano dalla finestra del cielo, intercedano per noi, e donino alla nostra Chiesa il gusto di camminare insieme e con gioia sui sentieri della santità.

Amen.

 

27 settembre 2026
Cattedrale di San Prisco
Nocera Inferiore

+ Giuseppe Giudice, Vescovo

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