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Dalla Basilica al cielo

L’omelia del vescovo in occasione della trasmissione in diretta della Messa su Rai 1 dalla Basilica di Materdomini in Nocera Superiore   Liturgia della Parola Sap 18,6-9 Sal 32 Eb 11,1-2.8-19 Lc 12,32-48     Sorelle e fratelli, radunati nel…

L’omelia del vescovo in occasione della trasmissione in diretta della Messa su Rai 1 dalla Basilica di Materdomini in Nocera Superiore

 

Liturgia della Parola

Sap 18,6-9

Sal 32

Eb 11,1-2.8-19

Lc 12,32-48

 

 

Sorelle e fratelli,

radunati nel giorno del Signore in quest’antica Basilica dedicata alla Materdomini,

chiesa Giubilare custodita dai figli di San Francesco; e Voi, ammalati e anziani, che ci seguite attraverso i mezzi della comunicazione, insieme non possiamo sottrarci alla suggestione di guardare il cielo e lasciarci inondare da una pioggia di stelle.

Cristo è la stella radiosa del mattino (Ap 22,16); Maria è invocata dai naviganti quale Stella maris e Stella matutina; e la fede è per noi la stella che, nella notte del mondo, orienta il nostro pellegrinaggio.

Ma è sempre la Parola, lampada che brilla in un luogo scuro (cfr 2Pt 1,19) che rischiara la notte della liberazione, la notte di Pasqua e le nostre notti, inserendoci nella lunga fila dei testimoni della fede, fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.

Siamo anche noi, pellegrini e testimoni dell’Invisibile, e dietro ad Abramo nostro padre nella fede siamo invitati ad uscire, guardare il cielo e contare le stelle, se ci riusciamo (cfr Gen 15,15).

Per fede, per fede, per fede – ripete come un ritornello l’Autore della Lettera agli Ebrei – e nella trasmissione della fede autentica che genera alla vita nuova, di mano in mano, di piede in piede, di cuore in cuore, noi procediamo speranzosi in quella cordata che è la Chiesa, felici di camminare nell’amore condividendolo.

Procediamo, anche se messi alla prova, ma sapendo che Dio fa risorgere anche dai morti.

Avanziamo, pellegrini di speranza, Chiesa giovane e gioiosa, pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze.

E avanzando, tra consolazioni e persecuzioni in questo spazio di vigilia che è la nostra vita, ci fa strada la presenza di Maria che sempre ci precede, “segno di sicura speranza” (cfr Lumen Gentium 68).

Forse in questa giornata ci può aiutare a riaccendere la speranza oltre le ferite, le fatiche e le contraddizioni della vita un testo della nostra letteratura – X Agosto di Giovanni Pascoli –, letto con lo sguardo cristiano.

Ci uniamo ai tanti che questa notte guarderanno il cielo alla ricerca delle stelle cadenti, per suggerire loro un’altra stella – Guarda la Stella, invoca Maria! – un altro senso, un altro modo di affacciarsi alla vita, affinché mai sia interrotto il canto dei credenti.

Il tempietto in marmi policromi dove è custodita la sacra icona della Materdomini

Quante volte ci chiediamo, e non sempre troviamo le risposte, perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla.

Abbiamo ucciso una rondine che tornava al tetto; abbiamo sfregiato la casa comune; e la rondine, come Cristo, è in croce e i piccoli sono sempre più soli, non nutriti e destinati alla morte.

E pensiamo: E le stelle stanno a guardare!

Abbiamo ucciso tanti uomini nei loro nidi, con armi sempre più sofisticate e con parole gentili, e la parola perdono, come un grido rimane sempre più sospesa, e non ci siamo accorti che quell’uomo portava due bambole in dono.

Ogni vita è un dono e ogni uomo porta un dono, ma solo Cristo, l’Uomo Nuovo, dona vita e perdono.

Ed oggi tanti, a cui hanno rubato dignità ed affetti, attendono invano nella casa romita, la nostra casa comune, ben arredata, ma con culle vuote, stanze vuote e chiese sempre più vuote.

E le stelle stanno a guardare!

Ma noi, educati dalla fede, non gridiamo disperati: oh! di un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!; e non vogliamo restare a guardare.

Abbeverati alla fonte della speranza, figli della Pasqua e dell’Alleluia, noi invochiamo Colui che morendo dà la vita; Colui che bagna con il suo sangue prezioso questo mondo amato, redento, salvato e ci rende per grazia artigiani della Civiltà della speranza.

Lieti nella speranza (Rm 12,12) riguardiamo il cielo stasera e il Signore ancora ci sorprenderà con un suo segno eloquente: Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle (Ap 12,1).

E con Lei, vestita di sole, la nostra attesa sarà meno lunga perché intessuta nello stupore e nella meraviglia, doni da condividere nella litania dei giorni, nell’attesa dell’Ottavo giorno, il Suo, che sarà per grazia anche il nostro.

Amen.

 

Nocera Superiore, 10 agosto 2025

+ Giuseppe, Vescovo

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