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Adolescenti a colloquio con Vincenzo Morgante

Le giovanissime giornaliste in erba del laboratorio “Io scrivo” hanno inviato tante domande al direttore della Testata regionale della Rai e hanno scritto le loro interviste. Ecco il ritratto del giornalista siciliano, Premio Euanghelion 2017.     Morgante: una vita a…

Le giovanissime giornaliste in erba del laboratorio “Io scrivo” hanno inviato tante domande al direttore della Testata regionale della Rai e hanno scritto le loro interviste. Ecco il ritratto del giornalista siciliano, Premio Euanghelion 2017.

 

 

Morgante: una vita a servizio della comunità

di Antonia Arienella

1468792117516_35_Morgante Vincenzo_ALF_5803«Lavorare in Rai per me è la possibilità di realizzare un sogno coltivato per tanti anni». Con questa frase il giornalista Vincenzo Morgante si presenta. Uno spiccato interesse per il mondo dell’informazione e dei telegiornali sin dagli anni dell’Università, il direttore del Tgr ha iniziato con collaborazioni con periodici locali, occupandosi soprattutto di temi politici e sociali. «Essere giornalisti del servizio pubblico comporta avere una responsabilità unica» afferma. Dalle sue parole trapela il grande orgoglio per il suo lavoro e per i sacrifici fatti per arrivarci. Adesso è direttore di una delle più grandi testate televisive italiane, la cui struttura è costituita e divisa in 24 redazioni tra cui alcune tedesche, slovene, e ladine. Il Tgr è uno dei perni pubblici, ciò che è più vicino ai cittadini, che consente di eliminare le periferie urbane ed esistenziali dei nostri territori. E proprio dalla periferia Morgante ha mosso i primi passi della sua storia, assistendo al dolore della perdita di figli illustri della Sicilia, come Paolo Borsellino, suo compagno parrocchiale, che spronava a lottare per cambiare le cose e riaffermare i principi della legalità. La Mafia per Morgante è una realtà fatta di violenza, arroganza e prepotenza. Lo aveva capito bene il beato Puglisi, un sacerdote lontano dai riflettori, che venne ucciso sapendo i rischi che correva vivendo nel noto quartiere Brancaccio. Una grande lezione di umiltà, secondo Morgante.  «Sentimento che deve essere colonna portante nella carriera giornalistica per svolgere un servizio per la comunità».

Professione giornalista: realtà, passione e umiltà

di Adriana Alfano

IMG_4863-624x468«Mafia, una realtà fatta di violenza, prepotenza, arroganza e corruzione». Vincenzo Morgante definisce così la realtà malavitosa. Il giornalista, nativo della Sicilia, nel corso della sua carriera ha vissuto e intervistato uomini che hanno contribuito alla lotta alla mafia. La sua vita è la testimonianza del suo impegno e la sua umiltà. Vincenzo Morgante sin dagli studi universitari comprende che il giornalismo è la sua passione e che ne avrebbe fatto il suo mestiere. Inizia con dei periodici locali, occupandosi soprattutto di temi politici e sociali. È attratto dalla possibilità di conoscere persone e poter raccontare le loro storie. Una carriera impervia, che lo ha portato fino ai vertici della Rai, in cui è direttore della testata regionale, un ruolo impegnativo e colmo di responsabilità che – racconta – non avrebbe mai immaginato di poter ricoprire. «Essere giornalisti del servizio pubblico comporta una responsabilità unica per chi fa il nostro lavoro: impegnativa ed esaltante allo stesso tempo». La Rai è una delle più grandi strutture giornalistiche del servizio pubblico e una delle più grandi in Europa; il Tgr può esser definito il perno della società odierna. Una testata suddivisa in ben 24 redazioni, comprese quella in lingua tedesca, slovena e ladina, si occupa dei propri prodotti, ma svolge anche una forte attività di agenzia per le altre testate e le reti della Rai.

Ma perché intervistare Vincenzo Morgante e non qualcun altro? Morgante ha mosso i primi passi nella periferia della sua Sicilia, negli anni delle stragi e negli agguati allo Stato. Ha conosciuto personalmente Paolo Borsellino e intervistato per ultimo padre Pino Puglisi, uomo di chiesa che ha denunciato in prima linea soprusi, violenze e angherie. La Mafia, nonostante le vittorie dello Stato, è una realtà ancora viva e sempre più sofisticata, molto pericolosa soprattutto per le nuove generazioni. Morgante, che è stato testimone di una stagione segnata da sangue e smarrimento, non si è mai fatto prendere dallo sconforto, piuttosto in lui è cresciuta la voglia di lottare per cambiare le cose e per riaffermare i principi di legalità, per far in modo che questa realtà possa essere eliminata definitivamente, non solo grazie ai magistrati e alle forze dell’ordine, ma attraverso l’impegno di tutti. Intervistando Puglisi, Morgante si rende conto di quanto sia importante l’umiltà come qualità cardine della propria vita, un valore fondamentale anche per svolgere il mestiere del giornalista. Essere giornalista non è semplice, c’è bisogno di sacrificio, aggiornamento continuo e notevole capacità di adattamento, ed è spesso una strada, dove il precariato è molto diffuso, a dare più soddisfazioni. È una passione che se coltivata ed eseguita al meglio con umiltà può darti l’onore di servire al meglio la comunità e avere il piacere di intervistare grandi uomini, per poter denunciare tutto ciò che ci circonda e magari migliorare questa società, che ha sempre più bisogno di risalire dal vuoto che incombe.

Buon giornalismo: Vincenzo Morgante si racconta

di Teresa Baselice

209570-thumb-full-puglisi140914Vincenzo Morgante, classe 1963, laureato in Giurisprudenza, giornalista professionista dal 1993. A colloquio con il direttore della testata regionale della Rai.

Sin dagli anni universitari comprende che il suo futuro sarebbe stato nel giornalismo. Da sempre ha uno spiccato interesse per il mondo dell’informazione in genere, e per il telegiornale in particolare. «Lavorare in Rai è per me la possibilità di realizzare un sogno coltivato per tanti anni» dice. Le sue parole colpiscono molto, ci fanno capire che in questo sogno che si è avverato ha messo tutto se stesso. Di origini siciliane, Morgante ha un’idea ben precisa della Mafia, una realtà per lui ancora viva e operante. «Una realtà fatta di violenza, prepotenza, arroganza e corruzione». Un pensiero, quello di Morgante, che ricorda il Beato Pino Puglisi, un sacerdote che non cercava i riflettori, coraggioso e innamorato della sua Chiesa. «Per me una grande lezione di umiltà, valore fondamentale per svolgere bene il mestiere del giornalista» afferma a proposito di Puglisi. Parlando della professione del reporter, poi, consiglia ai giovani di buttarsi se si ha passione ed interesse, pur sapendo di dover affrontare tanti sacrifici. Diventare giornalisti per Morgante è «una strada che può darti la soddisfazione di rendere con umiltà un servizio alla comunità».

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