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Messaggio alla Città di Pagani

Carissimi, nella domenica dopo Pasqua la città di Pagani festeggia la Madonna del Carmelo detta“delle Galline”. Secondo una tradizione plurisecolare si racconta che alcune galline, razzolando nel terreno, fecero venire alla luce un antico quadro della Madonna del Carmine, dando…

Carissimi,

nella domenica dopo Pasqua la città di Pagani festeggia la Madonna del Carmelo detta“delle Galline”. Secondo una tradizione plurisecolare si racconta che alcune galline, razzolando nel terreno, fecero venire alla luce un antico quadro della Madonna del Carmine, dando origine così ad una delle devozioni più radicate nel popolo paganese. Lo stesso Sant’Alfonso Maria de Liguori, vissuto nel ‘700, onorava la Madonna con il dono di due galline al passaggio dell’effige davanti alla Chiesa di San Michele (oggi Basilica di Sant’Alfonso).

La devozione alla Madonna delle Galline è innanzitutto una devozione ad una persona, Maria di Nazareth, Madre di Gesù e Madre della Chiesa. Nella settimana delle apparizioni del Risorto la primavera si risveglia e suscita nel cuore della gente attesa e trepidazione per far festa alla Madonna che iesce ‘e nove e s’arritira ‘a calata ‘e ‘ll’ora. Il suono delle nacchere e delle tammorre, il radunarsi delle famiglie attorno ad una stessa tavola, l’odore dei carciofi arrostiti, le tagliatelle con lo schizzo di pomodoro, i calici di vino mesciuti, insieme al colore dei coriandoli, rendono effervescente l’ambiente, facendo da corona al passaggio di Colei che affettuosamente raccoglie i suoi figli come una chioccia fa con i suoi pulcini.

Papa Francesco afferma che “nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi. In alcuni momenti guardata con sfiducia, è stata oggetto di rivalutazione nei decenni posteriori al Concilio” (Evangelii Gaudium: Esortazione Apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale -24 novembre 2013– n. 123). La Madonna delle Galline è una festa di religiosità popolare dove la linea di confine tra sacro e profano si varca con inconsapevolezza e semplicità, al punto tale, a volte, da diventare un’unica cosa. Per tale motivo è “importante ribadire (…) che la religiosità popolare ha il suo naturale coronamento nella celebrazione liturgica, verso la quale, pur non confluendovi abitualmente, deve idealmente orientarsi” (Dal «Messaggio»  di San Giovanni Paolo II all’Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti -21 settembre 2001- n. 5)

Il vero devoto della Madonna delle Galline è colui che le rende onore e ascolta la parola della Madre: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). La Vergine bella ci indica perennemente il Vangelo del Figlio, per accoglierlo nella nostra vita e con le parole dell’apostolo Paolo ci esorta: accoglieteci nei vostri cuori (2 Cor 7,2),  perché l’uomo riscopra il senso della Domenica senza tramonto “perché su quella Domenica, ottavo giorno, il sole non tramonterà e finalmente vivremo la festa eterna, non più disturbata dalle nostre fragilità e dai nostri peccati” (Mons. Giuseppe Giudice, Nell’attesa della Domenica senza tramonto. Orientamenti pastorali 2016-2017, n. 1)

Il vero devoto onora la Madonna, non si serve di essa per acquisire o lucrare maggiore visibilità personale, veicolare ideologie contrarie alla fede cristiana, trarne profitti economici, affermare la propria presenza all’interno di un territorio. Il vero devoto accoglie con amore e rispetto la statua della Vergine come si accoglie una mamma, evitando di considerare l’effigie sacra come un qualcosa di magico, strumentale, al punto tale che se non varca la soglia del proprio cortile si ritiene che la benedizione di Maria non possa raggiungerlo.

L’apostolo Paolo ci esorta ad essere vigili su tali atteggiamenti: così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo (Ef 4, 14-15).

Quando gli strumenti della festa come tammorre, nacchere, vino, fuoriescono dalla loro gioiosa dimensione e funzione, diventando essi stessi il centro della festa, e si tramutano in strumenti per veicolare volgarità, oscenità, ubriachezze, essi non si pongono più al servizio del culto della Madonna, ma ne sminuiscono la genuina devozione. A tal proposito l’apostolo Paolo ci esorta:“nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano”(Ef 4,29);“comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie”(Rm 13,13).

Un ultimo aspetto che intendiamo sottolineare riguarda la tematica degli animali, i volatili, le galline che vengono da sempre donati dal popolo alla Madonna come segno di gratitudine: sono creature di Dio, vanno amate e rispettate, facendo ogni attenzione affinché sia allontanato ogni pensiero che siano assimilate ad oggetti. Allo stesso modo chiediamo la stessa attenzione e rispetto per gli oppressi, i deboli, i trasfigurati della storia umana, evitando sopraffazioni e angherie e lottando per garantire i diritti inalienabili della dignità di ogni essere umano, prima di tutto il lavoro.

In conclusione riportiamo la bella preghiera composta dal nostro vescovo Giuseppe che ben esprime i diversi aspetti richiamati nel presente messaggio:

Madre bella del Carmelo,
detta delle galline,
da Pagani amata e venerata,
Tu che esci alle nove,
nell’ora della Pentecoste,
portaci con Te
per le vie della nostra città
e della nostra Chiesa
e insegnaci come raccontare
a coloro che incontriamo la vita di Gesù,
tuo Figlio, nostro Maestro ed Amico.

Raccolti sotto il tuo manto,
come fa la chioccia con i pulcini,
mentre attraversiamo le vie di Pagani,
avvolte nei colori e odori della festa,
vogliamo chiederti diverse cose:
benedici le nostre famiglie;
dona sogni e lavoro ai giovani;
accarezza i nostri bambini;
sostieni gli anziani;
asciuga il sudore degli ammalati
ed accompagna,
con il canto del tuo Magnificat
la rinascita spirituale ed umana
della nostra città
e dei nostri luoghi di aggregazione.

Aiutaci Tu, Madre dal bel volto,
a non razzolare nei cortili della nostra povertà,
ma a volare nel cielo dei pensieri di Dio,
delle tradizioni vere,
sane e belle,
sulle quali i nostri antenati,
aiutati dai grandi Santi,
hanno costruito nel sacrificio la nostra città.
Madre, insieme a Te,
vogliamo rendere gloria al Padre,
al Figlio e allo Spirito Santo.

Amen

I Presbiteri di Pagani in comunione con il Vescovo Mons. Giuseppe Giudice

Pagani, 9 aprile 2017

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