1. Home
  2. Vescovo
  3. Lettere e Messaggi
  4. Messaggio ai Catechisti

Messaggio ai Catechisti

Carissimi catechisti, il Vescovo non è colui che conclude, ma piuttosto è colui che inizia il discorso e apre la strada; egli è chiamato a fare il primo passo e non a dire l’ultima parola, ma la prima parola per…

Carissimi catechisti,

il Vescovo non è colui che conclude, ma piuttosto è colui che inizia il discorso e apre la strada; egli è chiamato a fare il primo passo e non a dire l’ultima parola, ma la prima parola per iniziare il discorso.

Questo per dire che il mio intervento non è conclusivo dei giorni in cui siamo convenuti, aiutati da Padre Rinaldo Paganelli e Giancarla Barbon, per comunicare e trasmettere la fede con uno stile nuovo di catechesi.

Siamo chiamati, oggi, a comunicare e trasmettere non solo la fede, ma la speranza e la carità per tenere insieme, come fondamento, le tre virtù teologali.

Ci chiediamo: come comunica e trasmette Gesù? Lo stile nuovo, che vogliamo apprendere, è lo stile di Gesù. Guardando Gesù, impariamo le modalità, i luoghi, i linguaggi per poter trasmettere il Vangelo. Da Lui impariamo nuovamente l’arte della Parola e delle parole, per non farci dominare soltanto dagli strumenti della comunicazione.

Ma se Gesù, pur attorniato dai discepoli, poteva comunicare da solo, perché Figlio del Padre mandato da Lui, noi come Chiesa dobbiamo comunicare andando a due a due (cfr. Lc. 10, 1) facendo un lavoro di squadra, di equipe, insieme.

Questa è la sfida che sempre e oggi più che mai ci sta davanti.

Insieme per comunicare, per dire e dare non un “secondo me”, ma la fede, la speranza e la carità della Chiesa.

Ci occorrono, e grazie perché ci siete gratuitamente, operatori catechistici motivati, attenti, preparati; uomini e donne di fede, di speranza e di carità che sanno abitare la storia e domiciliare la Parola.

Urgono testimoni gioiosi e appassionati, maestri nel comunicare ai fanciulli, ragazzi, giovani e adulti. Testimoni che scelgono la famiglia, la comunità da dove i nostri discepoli vengono e ritornano, in una osmosi capace di raggiungere sempre l’Eucaristia domenicale, e da essa, rinnovati, ripartire.

Non si è catechisti solitari, ci vuole sempre una comunità, una parrocchia al cui interno ci sono catechisti, catechismi e cammini di cristianesimo. Qui è in gioco, nella formazione delle coscienze che devono essere illuminate dalla Parola e dal Magistero della Chiesa, il futuro stesso della Chiesa e il futuro dell’umanità. È tempo che ricominci l’evangelizzazione. Per fare questo, abbiamo bisogno di comunità estroflesse, capaci di formare uomini e donne, atti a stare nel mondo, in questo mondo stupendo e drammatico, non rivestiti di religiosità, ma impregnati di Vangelo.

Dobbiamo passare – è la nostra Pasqua! – da impegnati a impregnati, cioè unti, alla scuola dell’Unto.

Dobbiamo andare, ed è bene andare senza rimanere troppo fermi, impregnati di Vangelo e non con la puzza di sacrestia.

Non è più tempo della improvvisazione e della conversazione; è il tempo della missione appassionata; è il tempo della nuova semina, perché altri abbiano a raccogliere.

Chiamati e mandati ad essere seminatori di verità, di bellezza, di comunione, di certezze, di amore alla Chiesa.

Per questo preghiamo:

O Dio, che nel tuo Figlio
fatto uomo ci hai detto tutto
e ci hai dato tutto,
poiché nel disegno della tua provvidenza
tu hai bisogno anche degli uomini per rivelarti,
e resti muto senza la nostra voce,
rendici degni annunziatori
e testimoni della Parola che salva.
(Nuove Collette del Tempo Ordinario, 14)

Pagani, 6 marzo 2013

† Giuseppe Giudice, Vescovo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu