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Messaggio Natalizio 2011

                                                                 “Si scioglie l’inverno; una culla è l’inizio di ciò che germoglia inizia di nuovo la terra principio del mondo è un bambino” (Novalis)   Sorelle e fratelli, permettetemi che, in questo primo Natale con voi, attraverso i mezzi…

                                                                 “Si scioglie l’inverno; una culla
è l’inizio di ciò che germoglia
inizia di nuovo la terra
principio del mondo è un bambino”

(Novalis)

 

Sorelle e fratelli,

Vescovo Natale 2011permettetemi che, in questo primo Natale con voi, attraverso i mezzi della comunicazione sociale, io entri nelle vostre famiglie per deporre in ogni casa, come un dono, il mio augurio natalizio.

Voglio innanzitutto ringraziarvi per l’entusiasmo con il quale, accogliendo la mia povera persona, avete accolto nuovamente la Chiesa e Colui che, nella Chiesa, mi manda: il Signore.

È la vigilia di Natale ed entro nelle vostre case, che profumano di attesa; ma di più vorrei entrare nei vostri cuori, che aspettano la pace di Betlemme e mi piace confidarvi che voi tutti, dal 4 giugno u.s., già siete entrati nel mio cuore di Pastore, dove c’è posto per tutti, nessuno escluso.

Ognuno a Natale può dire: il Vescovo mi pensa, il Vescovo mi vuole bene, il Vescovo prega per me!

 

Non solo mi state a cuore, ma

“evangelizo vobis gaudium magnum… quia natus est vobis hodie Salvator”       (cfr Lc 2,10-11).

Presepe del VescovoAccanto al presepe e all’albero: “Vi annuncio una grande gioia … è nato per voi un Salvatore”.

Si, sorelle e fratelli, accogliete il Vangelo del Natale!

E so che, per diversi motivi, mi potreste dire con le parole del profeta Isaia       (cfr Is 24,8-12):

“… è cessata la gioia della cetra … ogni gioia è scomparsa, se ne è andata la letizia dalla terra”.

So bene che vorreste presentarmi la lunga lista delle tristezze e dei problemi, con quel sottile sospetto che la festa non può essere compatibile con la vita. Ma la Chiesa vi annuncia che “Egli è venuto ed ogni creatura ha ripreso a cantare” (David Maria Turoldo).

So della sofferenza provocata dall’assenza delle persone care; so delle malattie; so della mancanza dei soldi; so bene dei giovani che cercano il lavoro; so degli anziani soli; conosco il dramma delle separazioni; sono cosciente del deficit della speranza; ho esperienza delle solitudini e delle amarezze …

Ma, nonostante tutto questo, so di più che stanotte, nelle nostre splendide parrocchie e nei luoghi dove è permesso celebrare, durante la messa di Natale, il profeta dirà:

“Hai moltiplicato la gioia

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete

e come si esulta quando

si divide la preda.

Perché un bambino è nato per noi …” (cfr Is 9,1ss).

 

Ecco, carissimi, il motivo della nostra gioia, il canto sempre nuovo del Natale, capace di ridare cittadinanza alla gioia.

Perché … Dio si è fatto bambino e Gesù è la carne di Dio nella storia degli uomini.

Da questa notte, posso tenere Dio in braccio come Maria, perché il Grande si è fatto piccolo; il Tutto si è nascosto in un frammento; l’Eterno è entrato nel tempo, Dio si fa briciola di pane e, per me, nuovamente “questo natale ha il sapore del pane fatto in casa” (Novalis).

A Natale le mie lacrime si confondono con le lacrime di Dio e la sua gioia diventa la mia gioia, gioia che nessuno può togliermi (cfr Gv 16,22), in questo memoriale sempre nuovo dell’incarnazione del Figlio di Dio.

Ecco, sorelle e fratelli, amici sofferenti ed in attesa, il mio augurio natalizio:

Nessuno è solo, nessuno è abbandonato, nessuno è smarrito: Dio è con noi e si chiama Emmanuele. Solo se Dio non è accolto, rifiutato, la festa in punta di piedi si allontana dalle case della nostra vita.

Buon Natale, carissimi, buon Natale!

Ogni storia ricomincia a Betlemme, dove Dio ha dato appuntamento ad ogni uomo e dove regala un po’ di pane ed una carezza a tutti.

Come i pastori, allora, andiamo anche noi fino a Betlemme!

Che cosa troveremo?

“Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16).

Troveremo una famiglia; un povero e piccolo segno: questo è il Vangelo del Natale, perché a Betlemme nasce ed ha casa la nostra speranza. A Betlemme ogni vita ritorna nel circuito dell’amore di Dio.

A Betlemme siamo fasciati da un grande silenzio: Maria e Giuseppe non parlano; i pastori ammirano; neanche Gesù, che è la Parola eterna fatta carne, parla nella notte di Natale: è il racconto del silenzio; è il silenzio stesso di Dio, che ci invita a contemplare e ad ascoltare le parole del creato, già parole di Dio.

 

E siamo chiamati – perché sia Natale nella Chiesa e nella Città dell’Agro – a fare della nostra vita la testimonianza di un racconto capace di far addormentare i più piccoli e di far sognare i più grandi: un breve, ma toccante racconto della misericordia del Natale di Gesù.

E, nel grande silenzio natalizio, siamo invitati ad ascoltare il canto degli angeli “il canto di lode, che risuona eternamente nelle sedi celesti, e che Gesù Cristo sommo sacerdote introdusse in questa terra di esilio”                                               (Paolo VI, Laudis canticum, 1970):

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”       (Lc 2,14).

Questo canto è il mio regalo di Natale mentre, quasi seduto con Voi alla vostra tavola natalizia, Vi ringrazio per l’ascolto e Vi benedico.

 

Nocera Inferiore, Santo Natale 2011

                                                                           + Giuseppe Vescovo

httpv://www.youtube.com/watch?v=dxZQEsp2ouo&feature=plcp&context=C38c19c9UDOEgsToPDskImzmSV8ftNvkO-FjS2MxrV

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