Omelia ordinazione diaconi permanenti

L’omelia del vescovo Giuseppe Giudice per l’ordinazione diaconi permanenti don Gianluca esposito, don Francesco Forte, don Massimo Gambardella e don Michele Ruggiero nella parrocchia Santa Maria delle Grazie in Lavorate di Sarno     Liturgia della Parola At 12,1-11 Sal…

L’omelia del vescovo Giuseppe Giudice per l’ordinazione diaconi permanenti don Gianluca esposito, don Francesco Forte, don Massimo Gambardella e don Michele Ruggiero nella parrocchia Santa Maria delle Grazie in Lavorate di Sarno

 

 

Liturgia della Parola

At 12,1-11

Sal 33

2tm 4,6-8.17-18

Mt 16,13-19

 

Sorelle e fratelli,

Chiesa radunata in questo Vespro solenne, carissimi Ordinandi, “Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette. Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli Apostoli. Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione” (Dai Discorsi di Sant’Agostino, vescovo, Disc. 29,1-2.4.7-8; PL 38,1348-1352).

Con la Chiesa cantiamo questa sera:

“O Apostoli di Cristo,

colonna e fondamento

della città di Dio!

La Chiesa che adunaste

col sangue e la parola

vi saluta festante;

 

ed implora: fruttifichi

il germe da voi sparso

per i granai del cielo”

(Dalla Liturgia delle Ore).

 

In questo Vespro rosso di sangue e di passione, festa della Chiesa e Chiesa in festa, un pensiero grato si elevi per il Santo Padre Leone XIV, sempre in carcere sul Colle Vaticano, e la nostra corale preghiera per lui: Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessante una preghiera per lui.

 

Tu es Petrus, Tu es Paulus!: le colonne sulle quali ci appoggiamo per non crollare e dalle quali ci slanciamo verso il cielo.

È la nostra fede, appoggiata sulle colonne e capace di innalzarsi alla bellezza della verità fino a lambire la porta del cielo.

Si rinnova per noi stasera in questa celebrazione la duplice domanda di Gesù: La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo? Ma voi, chi dite che io sia?

Alla prima domanda possiamo rispondere per sentito dire, continuando così la confusione che alberga fra la gente di ieri e di oggi.

Ma l’innamorato non si può accontentare del sentito dire, di ciò che dice la gente; per cui la seconda domanda ci inchioda alla nostra vita e alla nostra responsabilità.

Chi sono io per te, chi sono per voi?

Domanda che non possiamo eludere, e risposta che siamo chiamati a dare, se veramente vogliamo seguirlo.

Risposta già data tante volte, ma oggi diventa più impegnativa.

Gianluca, Francesco, Massimo, Michele, stasera il Maestro Vi chiede un di più di attenzione e la domanda diventa stringente, mentre la risposta non si può fare attendere.

In questa Celebrazione, raccogliendo il meglio della formazione, delle comunità, e specialmente delle famiglie che vi sostengono, siete chiamati a rispondere per diventare ancora di più servi per amore; un amore già vissuto nella sponsalità e paternità, ma che ora chiede orizzonti sempre più vasti, fino a farci carne e sangue per la Chiesa, per questa Chiesa, e per tutta la Chiesa.

Sì, servi per amore, un amore che chiede l’abbassamento verso i piedi dei fratelli e l’innalzamento verso la vertigine della Croce, fino a sfiorare il cielo.

La risposta, in questo Vespro, ve la suggerisce Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente; e così la beatitudine di Pietro si estende e si allarga fino a toccare la vostra vita.

Alzati, in fretta! E le catene gli caddero dalle mani. Metti la cintura e legati i sandali: metti il mantello e seguimi!

… Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava accadendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.

Ma è Paolo che Vi riporta e Ci riporta alla realtà: Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.

Ecco, carissimi, anche voi questa sera liberati dal carcere della paura e dalla bocca del leone, che va sempre in giro cercando chi divorare, ministri ordinati della misericordia di Dio, iniziate con gioia il vostro ministero diaconale, in comunione con le famiglie, in questa santa Chiesa di Nocera Inferiore-Sarno, entrando nel Collegio diaconale e presbiterale.

“Cristo, certo, non ha bisogno della barca; invece la barca ha bisogno di Cristo. Infatti, senza questo pilota celeste, la barca della Chiesa, agitata dalle onde, non giungerebbe mai al porto” (Pietro Crisologo, Discorsi 50,3).

Magnificate con me il Signore…

Guardate a Lui e sarete raggianti…

Gustate e vedete come è buono il Signore!

La lode orante, la luce della parola, il gustare l’Eucarestia sia il servizio diuturno affinché i poveri ascoltino e si rallegrino.

Ecco descritto in queste tappe il vostro ministero, il vostro servizio alla Chiesa e nella Chiesa, perché senza Chiesa non si incontra Gesù Cristo, e solo con Lui diventiamo credenti che ci credono, e non che si credono.

Vi invito a contribuire ad alimentare nella nostra Chiesa diocesana una vera cultura diaconale ed ecclesiale nel servizio umile alle persone, ad ogni uomo e a tutto l’uomo.

Camminiamo insieme per poter rispondere con gioia sempre alla domanda del Maestro e per potere, al termine del pellegrinaggio ripetere con Paolo: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.

Fidem servavi: conservare la fede, e la fede della Chiesa, deve essere oggi il nostro assillo per trasmettere la fede alle nuove generazioni, assetate di infinito.

Ora, nelle ombre della sera e nella gioiosa fatica del ministero, possiamo solo intravedere – come ci ricorda l’Apostolo – la corona di giustizia, che il Signore consegnerà in quel giorno, non solo a me ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.

E quando, la sera di un giorno di più cocenti smacchi e delusioni, Cristo domandò ai suoi compagni: Volete andarvene anche voi?, – domanda che ritorna ad una certa ora per ogni uomo – sarà ancora Pietro, il Clavigero, a suggerire anche a noi la risposta puntuale e bella: Dove andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna (Gv 6,60-69).

E ritornati sereni e bambini tra le braccia della madre, nella nostra sera la invocheremo: Regina degli Apostoli, prega per noi.

Amen.

Sarno, 29 giugno 2026

+ Giuseppe Giudice, Vescovo

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