
Omelia ordinazioni diaconali
L’omelia pronunciata dal vescovo monsignor Giuseppe Giudice durante la celebrazione di questa sera per l’ordinazione diaconale nella Collegiata di San Giovanni Battista in Angri degli accoliti Andrea Cardinali, Luca Corradino e Orazio De Vivo
Liturgia della Parola
1Pt 2,2-5.9-12
Sal 99
At 6,1-7
Mc 10,46-52
Sorelle e fratelli,
Chiesa diocesana tutta vocata al servizio del popolo santo di Dio, è Pietro, testimone oculare ed autorevole dei giorni del Maestro, a tratteggiare un affresco meraviglioso della identità del popolo di Dio, uno dei nomi più pregnanti della Chiesa.
Egli ci ricorda innanzitutto che per crescere verso la salvezza, tutti come bambini abbiamo bisogno del genuino latte spirituale, per evitare l’arresto della crescita e l’anemia nella vita cristiana.
È vitale avvicinarsi e stringersi alla pietra viva, scelta e preziosa, rifiutata dagli uomini, come pietre vive per costruire l’edificio spirituale, la sua Chiesa.
Chiamati a far parte della nazione santa, la Chiesa, noi uniti al fondamento, la pietra angolare, siamo mandati a proclamare le opere ammirevoli di lui.
È la Chiesa, nazione santa, comunità di redenti, chiamata ieri come oggi a raccontare a coloro che attendono, ai distratti e ai distrutti, le meraviglie del Signore.
Entriamo, da invitati, sempre e di nuovo anche noi in questo edificio santo: Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodate, benedite il suo nome (Sal 99).
Ecco il grazioso abito della festa che occorre indossare per entrare nella stanza addobbata a festa per il Signore.
In mezzo a questo popolo santo, Bartimeo, figlio di Timeo, cieco e mendicante, icona di ogni uomo, grida: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!
Questo grido tra la folla sintetizza le tante grida che, giorno e notte, salgono dai quattro angoli della terra.
Molti lo rimproverano per farlo tacere; tanti, ancora oggi, cercano di farci tacere il nome di Gesù; ma Bartimeo, il cieco di Gerico, che non ha niente da perdere e tutto da guadagnare, grida ancora più forte: Figlio di Davide, abbi pietà di me!
E il Maestro, nel suo ultimo tratto di strada verso il luogo della Pasqua, lo sente, si ferma e dice: Chiamatelo!
Gesù si serve sempre di altri per chiamare; si serve oggi della sua Chiesa, cioè il suo corpo, per chiamare a servire e per diventare Chiesa sempre a servizio dell’umanità.
E oggi ringraziamo famiglie, comunità, parroci, educatori e tutti coloro che, facendosi eco dell’unica voce del Maestro, aiutano a chiamare e sostengono nella chiamata.
Ci chiediamo: una vita che non si china a servire a che serve?
Come può accogliere i doni una vita che non si fa dono?
Come si può essere ministri della misericordia se la stola diaconale rimane nel cassetto?
Coraggio, alzati, ti chiama!
Andrea, Coraggio, alzati, ti chiama!
Luca, Coraggio, alzati, ti chiama!
Orazio, Coraggio, alzati, ti chiama!
Ci è chiesto il coraggio della fede; l’alzarsi e il mettersi in piedi del Risorto; l’ascolto docile e obbediente del credente.
Per seguirlo nella libertà del dono, bisogna gettare via il mantello, tutto ciò che impedisce e appesantisce la nostra risposta alla chiamata del Signore, fossero anche gli affetti più cari, soprattutto quelli disordinati, e quel metro quadrato di terra che facciamo fatica a lasciare.
Che cosa vuoi che io faccia per te?
Comincia così quel dialogo che, intensificandosi, deve continuare ed attraversare tutte le stagioni della vita.
Che cosa può volere un povero cieco mendicante?
Come ogni uomo, egli cerca la luce e una vita ricca di sogni; cerca di riempire le cavità del cuore con canti di gioia, quali provviste per i giorni tristi; cerca, come ogni uomo una vita degna di essere vissuta, ricca di umanità e sensata, cioè baciata dall’amore di Dio; cerca, per poter essere se stesso, il suo posto sull’affollato palcoscenico del mondo.
In sintesi, come ogni uomo cerca la luce, una luce che rischiari il buio dell’esistenza.
Va’, la tua fede ti ha salvato.
Bartimeo, illuminato, vede di nuovo e, senza temere più i tornanti del Golgota, lo segue lungo la strada che conduce alla Pasqua.
Ormai ha incontrato Colui che ha detto: Io sono la luce del mondo, chi segue me avrà la luce della vita (Gv 8,12).
Ecco la fontana della luce, la luce vera che illumina ogni uomo, Gesù – Via, Verità, Vita – e vita in abbondanza, cioè felice, che straripa fino al Paradiso.
Ora il povero cieco è servo, diacono della luce, testimone della luce, venditore di luce; egli distribuisce scintille di speranza, scampoli di felicità, che attinge continuamente alla sorgente, perché può donare la luce solo chi accoglie la Luce, senza trascurare nessuno (cfr At 6,1).
Bartimeo, illuminato e accolto dal Maestro, riveste la stola trasversale e diventa servo di una vita restituita alla dignità del dono e dell’offerta sacrificale; vita non sprecata, non spericolata, non gettata, ma tutta raccolta e risorta, illuminata solo in Lui.
Andrea, Luca, Orazio, come Bartimeo, prima cieco e mendicante, dopo essere stati illuminati nel battesimo, oggi il Maestro ripassando sui sentieri unici e irripetibili della vostra vita vi illumina di nuovo e vi ripete: Coraggio, alzatevi, vi ho chiamati!
“Signore, noi osiamo, in questo momento solenne e decisivo, di esprimerti un’ingenua, ma non stolta preghiera: fa’, o Signore che noi comprendiamo … E fa che comprendiamo come noi, si noi, misera argilla umana presa nelle tue mani miracolose, siamo diventati ministri della tua unica sufficiente mediazione” (San Paolo VI, Bogotà, 22 agosto 1968).
Maria, Vergine del mese di maggio, ci aiuti a comprendere come ha fatto Lei la profondità del sì, di ogni sì e la sua irreversibilità.
Il Maestro, parafrasando stasera una canzone della nostra tradizione partenopea, potrebbe ripetervi: “Tu mi dicesti sì na’ sera e’ maggio”, ed abbi il coraggio di dire sempre sì per passare, attraversando le strade del Magnificat, dal sì al grazie.
Amen.
+ Giuseppe Giudice, Vescovo
