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Omelia solennità di san Prisco 2026

  Liturgia della Parola At 20,17-18.28-32.36 Sal 22 1Cor 4,1-5 Mt 10,5-9   Sorelle e fratelli, carissimi Presbiteri, radunati con San Prisco nel giorno della sua festa, diventiamo uditori della Parola che il Maestro ci rivolge per mandarci ancora missionari…

 

Liturgia della Parola

At 20,17-18.28-32.36
Sal 22
1Cor 4,1-5
Mt 10,5-9

 

Sorelle e fratelli,

carissimi Presbiteri,

radunati con San Prisco nel giorno della sua festa, diventiamo uditori della Parola che il Maestro ci rivolge per mandarci ancora missionari nel nostro tempo.

Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica” (Gv 4,36-38).

Oggi, sulle orme di San Prisco, anche noi siamo nel campo della Chiesa e del mondo come “umili lavoratori della vigna” per continuare un lavoro cominciato da altri, e che altri continueranno, ma al quale non può mancare il nostro fattivo contributo, affinché non ci sia vuoto ed interruzione nell’annuncio del Vangelo alle nuove generazioni.

È bello approfondire il significato del nome Prisco che vuol dire appartenente ad età antiche, nobili; il Petrarca parla delle “prische genti”, e Leopardi della “prisca etate”.

Qualcosa di bello, antico, nobile, aulico è racchiuso nel nome di Prisco, citato da San Paolino da Nola nel suo Carme XIX: “Per caso in quel giorno santo della nascita del beato Prisco, che anche Nola celebra, sebbene egli sedette a Nocera come Vescovo della Città”.

San Prisco porta già nel nome i segni di un ministero antico, nobile e fruttuoso, densamente ecclesiale.

Siamo invitati a scoprire nella vita del nostro Patrono alcuni segni: cammino, fuoco, acqua, latte, andata e ritorno da Roma con la conca donata dal Papa, segno di comunione e riconciliazione, segni capaci di incidere nella storia di una Città e di una Chiesa.

San Prisco ci insegna che mai si può essere missionari senza una vera comunione, comunione effettiva con la Santa Sede e con le Istituzioni.

Il Vangelo passa attraverso le maglie di relazioni autentiche, sincere, vere, serene, capaci di essere lievito di fraternità, sale che insaporisce, luce che rischiara e illumina.

Noi non siamo custodi di un museo, né attratti da un futuro velatamente futuristico, ma costruttori creativi ed originali di un presente, il nostro adesso, che attinge alle radici ma non si ferma ad esse, e lavora con intelligenza ed innesti appropriati per nuovi fiori e nuovi frutti.

Una Città che cresce, e una Chiesa che vive nella Città non da dirimpettaia, sono il segno di una creativa fedeltà al passato, e che vive l’oggi con grande responsabilità.

Mi sembra essere questa la bella, urgente ed attuale lezione di San Prisco, da accogliere oggi con umilità.

Girati sempre all’indietro, protesi solo al futuro, mettiamo forse il presente tra parentesi?

Il Vescovo pronuncia l’omelia durante il Pontificale per San Prisco

A chi lo lascio, e come lo abitiamo questo nostro tempo?

Qual è il nostro progetto nell’oggi che viviamo?

Non possiamo delegare ad altri il nostro tempo, questo tempo drammatico e stupendo, e il nostro territorio, ricco e fragile nello stesso tempo.

Il presente, oggi e qui, tempo e spazio donatici dal Creatore, non va idolatrato e né demonizzato.

È il nostro tempo, non ne avremo altro, ma è quello opportuno per fare il bene, per lavorare per il bene comune, civile ed ecclesiale, per costruire sulle spalle dei giganti la nuova Civiltà della fede, della speranza e della carità.

Tu, dove sei? Cosa fai? Come ti comporti? È il monito che stamattina San Prisco rivolge ad ognuno di noi; e non è consentito in questo momento dimetterci dall’impegno personale nel confuso cantiere del mondo.

È onesto rispondere con le mani e il cuore; ed è più onesto tacere, se siamo indifferenti alla costruzione del bene civile ed ecclesiale.

Alla scuola di San Prisco, che ritorna da Roma riconciliato con il Santo Padre, in sinergia tra Città e Chiesa, vogliamo impegnarci a spargere semi di bene, onestà, lealtà, sicurezza, dialogo, affinché il territorio diventi sempre più città abitabile, dove l’umano riprende il primo posto, ed ogni cittadino si senta accolto e accompagnato nella sua crescita, nei suoi bisogni e nei suoi sogni, e rispettato nella professione della sua fede.

San Prisco, primo Vescovo e Patrono, aiutaci in questa missione e fa’ che il Vangelo, tutto il Vangelo, diventi lingua comune di un popolo che loda il Signore.

I Santi e i Grandi, attenti all’oggi, abbeverati alla sana tradizione, sono fidanzati con il futuro.

Essi sanno bene che c’è un futuro imprevisto che viene a noi, che arriva alimentato nella speranza; e c’è un futuro che si prepara, si progetta, si costruisce e si verifica nel tempo.

C’è un futuro assoluto, che è opera solo di Dio; e c’è un futuro relativo, affidato alle nostre povere mani.

I Santi, uomini veri ed amici, nella notte del mondo hanno atteso pregando il futuro veniente di Dio; e hanno lavorato e sofferto per realizzare il futuro possibile, anticipo di quel mondo nuovo che sboccia solo nel Vangelo.

Amen.

 

Nocera Inferiore, 9 maggio 2026

+ Giuseppe Giudice, Vescovo

Il Vescovo presiede il Pontificale di San Prisco 2026
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