Eccellenza Rev.ma, carissimo Padre Antonio Napoletano, grazie per questa presenza, qui nella sua casa. Rev.mo Padre Provinciale, Superiore, Parroco e tutta la Comunità dei Redentoristi, grazie per questa accoglienza.

Saluto i miei sacerdoti, i diaconi, i seminaristi e le suore, tutto il popolo di Dio.

Io non lo so, sorelle e fratelli, me lo sono chiesto tante volte dinanzi al Signore nel silenzio, se noi abbiamo coscienza di questo dono che è qui a Pagani. Noi siamo qui accanto al corpo di un grande Dottore della Chiesa, di una stella del firmamento della Chiesa e lui ora sta cantando dinanzi al Signore come ci ha ricordato il salmista: In aeternum Domini misericordias cantabo (canterò in eterno le misericordie del Signore).

Dinanzi a Dio c’è un oggi, un oggi eterno, ed egli, Alfonso Maria de Liguori, canta dinanzi al Signore le meraviglie del Signore, canta tutti i doni che ha ricevuto, ma noi siamo pellegrini, siamo ancora qui, noi abbiamo bisogno non solo di cantare la misericordia ma di ricevere la misericordia di Dio. Ed io qualche volta mi chiedo: Pagani, che si è lasciata abbindolare da mille altre cose, è cosciente di custodire il corpo di Alfonso Maria de Liguori? La nostra Diocesi, carissimi sacerdoti, è cosciente di avere questo dono?

Qualche volta, ve lo dico come faccio sempre con libertà dinanzi al Signore, ho l’impressione che lo abbiamo dimenticato, perché altre manifestazioni e altre realtà, che niente hanno da dire alla nostra cultura, hanno come soppiantato, mettendola da parte, la devozione ad Alfonso Maria de Liguori, grande santo. Ed io sono qui anche per incoraggiarvi, perché noi dobbiamo ritornare a questa stella del firmamento della Chiesa, abbiamo bisogno di questo Dottore, abbiamo bisogno della sua testimonianza. I Santi sono querce di giustizia, uomini vestiti a festa non più con l’abito da lutto ed è stupenda la vicenda di Alfonso, è una pagina singolare della storia della Chiesa, che noi dobbiamo rileggere, lo direi soprattutto ai giovani, rileggere con grande attenzione, con dimensione spirituale, perché oggi la nostra crisi, sorelle e fratelli, non è solo economica, non è solo antropologica, è innanzitutto spirituale. Noi abbiamo dimenticato di costruire sulla roccia e continuiamo a costruire sulla sabbia: i santi hanno costruito sulla roccia.

La storia di Alfonso, lo chiamerò così nel primo momento, è la storia di un giovane come tanti, di un giovane che si mette a studiare, che diventa una stella nel foro di Napoli, un giovane come tanti altri giovani, ma che proviene da una famiglia nobile, da una famiglia ricca, si porta dentro l’onestà, si porta dentro il sapore e la nostalgia delle cose belle e, diventato giovanissimo avvocato, comincia ad intraprendere una carriera stupenda. Ma poi arriva il tunnel, arriva il buio, arriva la difficoltà. Già Dante aveva scritto nella Divina Commedia: le Leggi son, ma chi pon mano ad esse? (Purgatorio, canto XVI, vv. 97-105).

Arriva per Alfonso l’ora della n