Liturgia della Parola
1 Sam 16,1.4.6-7.10-13
Salmo 89
1 Cor 9.16-19.22-23
Gv 21,15-19

I  – Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro? (Gv 21,15).

Giuseppe, figlio di Angelo e Regina, mi ami tu più di costoro ?

Sorelle e fratelli, la prima volta la domanda di Gesù è risuonata sul lago della mia vita nel tempo della giovinezza.

Ed io ho risposto, forse senza comprendere la vera portata della domanda:

Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene.

E Gesù: Pasci i miei agnelli.

Agnelli da pascere sono stati per me i fanciulli della scuola elementare, affidati alle mie cure di maestro unico.

Quante cose ho imparato alla loro scuola, apprendendo una metodologia che ha segnato la mia vita pastorale.

Mi hanno insegnato lo stupore, la semplicità, la gioia, l’affidamento, la vita che si fa gioco, la capacità di ricominciare, di saper correggere gli errori sui quaderni di scuola e su quelli dell’esistenza.

Pascere gli agnelli è stato il tempo prezioso ed indimenticabile dell’avventura giovanile nella parrocchia del Battesimo con i giovani dell’Azione Cattolica, che il Signore mi aveva affidato con misterioso vincolo nuziale.

Anni belli, intensi, ricchi di sogni, progetti, gite, momenti di intensa preghiera tra il popolo di Dio con il Concilio, in un diuturno lavoro pastorale cercando di intuire, fra le tante voci, quella Voce che chiama e seduce.

Si, Signore, tu sai che in quegli anni ti ho voluto bene volendo molto bene alla mia famiglia, sapendo che il cuore delle madri è il primo libro dei figli. Ho voluto bene agli amici, ai parroci, alle suore e soprattutto ai tanti giovani che mi hanno aiutato a passare dall’impegno alla consacrazione. Anni meravigliosi, oggi riletti alla luce delle grandi lezioni pastorali di Giovanni XXIII; Paolo VI; Giovanni Paolo I; Giovanni Paolo II.

 

II – Gli disse di nuovo, per la seconda volta: Simone, figlio di Giovanni, mi ami?

 

E di nuovo ho risposto:

Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene.

Gli disse: pascola le mie pecore.

E, in seminario, mi sono rimesso in cammino alla scuola dell’unico Maestro. Mi sono fatto di nuovo discepolo, anzi, mi sono fatto “pecora”, per essere cercato dal buon Pastore e diventare a mia volta pastore.

Mi ha edotto la parola di sant’Agostino: “Lungi da noi il pensiero che adesso manchino i buoni pastori! Dio non voglia che ne rimaniamo privi! Lungi da noi il pensiero che la misericordia divina abbia smesso di generarli e di investirli della loro missione! In realtà, se ci sono buone pecore debbono esserci anche buoni pastori: i buoni pastori infatti nascono in mezzo a buone pecore. Tuttavia i buoni pastori sono tutti nell’unità, sono una cosa sola. In essi che pascolano, è Cristo che pascola. Non fanno risuonare la loro voce, gli amici dello sposo, ma si rallegrano quand’odono la voce dello sposo” (Sant’Agostino Discorso 46).

Mi ha affascinato la parola di sant’Efrem: “Beati voi, agnelli innocenti di Cristo, fatti degni del C