Oggi, sorelle e fratelli, la liturgia ci fa ripetere, l’abbiamo ascoltato nel canto, Veni, sponsa Christi, accipe coronam; vieni sposa di Cristo ricevi la corona. Questa antifona , questo invito oggi è rivolto in modo particolare a lei, la cristiana, a Chiara d’Assisi: vieni sposa di Cristo ricevi la corona preparata per te da sempre. Vieni, è innanzitutto una vocazione  e una chiamata che il Signore fa ad alcune anime predilette. Vieni, abbiamo ascoltato nella prima lettura, ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore, là canterai come nei giorni della giovinezza. Mi piace leggere in questa parola che or ora è stata proclamata, il mistero della vita di Chiara d’Assisi. Ella è chiamata , chiamata dal Padre, perché nessuno può andare a Lui se non siamo attirati, ma la chiamata di Chiara passa attraverso una mediazione, come avviene sempre in ogni nostra chiamata. E’ Dio che chiama: vieni, ti condurrò nel deserto. Però questa chiamata passa attraverso la testimonianza di un fratello o di una sorella, voce concreta di questa chiamata di Chiara nel tempo e nello spazio è stato frate Francesco. E’ il Padre che chiama, la vocazione è un dono dall’alto, nessuno di noi può presentarsi a Lui, nessuno di noi potrebbe avere la pretesa di dire “eccomi” se non rispondendo ad una chiamata. Vieni, è una chiamata insondabile, è una chiamata che entra nel profondo del cuore e della carne. E’ una chiamata suggestiva, è una chiamata misteriosa, è una chiamata bellissima. Chiara, una semplice e bella ragazza di Assisi si innamora non di Francesco ma si innamora di Gesù attraverso la testimonianza di Francesco: Vieni nel deserto, parlerò al tuo cuore. Nel primo mattino di ogni vocazione c’è questo parlare al cuore, è come un innamoramento, è come un dialogo tra l’anima e Dio ed avviene nel silenzio, avviene nella sofferenza, tante volte avviene in una macerazione interiore: parlerò al tuo cuore, là canterai come nei giorni della giovinezza. Colui che è chiamato, colei che è chiamata, e stamattina abbiamo l’icona stupenda di Chiara d’Assisi, vive questo primo momento nel deserto , è il deserto del cuore, è il deserto di una cultura che non ci parla di Dio; tutto oggi ci parla dell’assenza di Dio. I santi, invece, ci invitano a rientrare nel cuore, a rientrare nella stanza interiore. E Chiara offre la sua giovane vita nel giorno della domenica delle palme offre tutta la sua giovinezza, offre la sua intelligenza, anche il suo corpo, tutto è offerto allo Sposo e comincia in lei quel dialogo mistico che non finirà mai più. Quel dialogo che ora, in questo tempo, fuori il tempo, lei vive alla presenza del Signore. Ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore, Chiara vivrà la sua vita in quella dimensione sacrificale, ella offre tutta se stessa allo Sposo che viene, e lo Sposo è il Signore. Un dono  bellissimo portato in un vaso di creta. Carissime monache, sorelle e fratelli anche noi portiamo questo dono della vocazione, questa chiamata in un vaso di creta, da un momento all’altro possiamo urtare, si può rompere, si può segnare, noi abbiamo dentro di noi il dono di Dio che abbiamo ricevuto, tante volte siamo sconvolti, agitati. Paolo l’apostolo che siamo segnati dalla morte, ma più il vaso esterno si segna, segnato dal tempo, dalla malattia, dalla difficoltà, più l’uomo interiore cresce sempre di più., c’è questo mistero. Chiara noi la possiamo contemplare nel mistero di questa comunione tra lei e il Verbo, tra lei e Gesù. A volte c