Chiesa pellegrina in Nocera Inferiore – Sarno,

sarà il canto del Magnificat a suggellare, per così dire, la conclusione di questo Anno Santo straordinario della Misericordia, voluto dal grande cuore di Papa Francesco, al quale sempre è indirizzato il segno della nostra stima, riconoscenza e obbedienza ecclesiale.

La Chiesa chiede a Maria, sua Madre, le parole, il ritmo, il canto per dire grazie al suo Signore, quasi sollecitata dalle indicazioni del salmista: Cantate inni al Signore con la cetra, / con la cetra e al suono di strumenti a corde; / con le trombe e al suono del corno / acclamate davanti a re, il Signore. / (cfr Sl 97).

E lo fa facendosi prestare le parole da Maria, con quell’inno, il Magnificat, che la Chiesa ripete ad ogni vespro, intonandolo nel crepuscolo della storia con la speranza però di completarlo sulla soglia del Regno.

Con le parole di Maria, sintesi della storia biblica, con il grembo già gravido e pieno di Cristo come lei, quasi prezioso tabernacolo, la Chiesa in fretta si alza e va verso le regioni montuose per entrare, colonna sonora il Magnificat, nelle case delle tante Elisabette che attendono la salvezza.

Canta la Chiesa e con Maria va e annuncia che il Signore guarda l’umiltà, fa grandi cose perché la sua misericordia si estende di generazione in generazione.

Con Maria, canta la Chiesa e ci invita ad avere uno sguardo di lettura profetica sul nostro presente, sul passato e sul futuro a venire.

Edotta da Maria, la Chiesa sa che Colui che è potente ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

La Chiesa lo sa e, pur immersa nelle ombre, canta perché Dio si ricorda della sua misericordia.

Come Maria, la Chiesa canta e rimane per circa tre mesi nella casa di Elisabetta, quale Arca della nuova alleanza, segno concreto di vicinanza e servizio.

Sulla soglia della casa di Elisabetta, nell’incontro di due madri e di due grembi, nell’attesa di far nascere la vita, la Chiesa canta e poi, dopo un Anno Santo, torna a casa sua quasi rientrando nell’ordinario della vita, recando con sé il dono ricevuto e pronta sempre a spargere il seme della gioia nei solchi, madidi di sudore, dei nostri territori.

Questo ritorno però non è triste, perché siamo coscienti che da quando Gesù, nella sinagoga di Nazareth, ha promulgato l’anno di grazia e di misericordia del Signore (Lc 4, 20) lo squarcio nel costato di Cristo rimane sempre aperto e le sue braccia perennemente spalancate.

Nel tempo, per una pedagogia pa