Mons. Silvio José Báez racconta la difficile situazione della Chiesa in Nicaragua. Il vescovo ausiliare di Managua, nell’aprile del 2019, su invito di papa Francesco ha dovuto lasciare il Paese perché la sua vita era in pericolo.

di Antonietta Abete

 

Non vorrei un altro Vescovo morto in America Latina». Con queste parole, nell’aprile del 2019, papa Francesco ha chiesto a mons. Silvio José Báez, vescovo ausiliare di Managua, capitale del Nicaragua, di lasciare il Paese perché la sua vita era in pericolo.

Nel 2018, dopo anni di ingiustizie e violazioni di ogni diritto umano, il governo del presiedente Daniel Ortega aveva varato una riforma sulla previdenza sociale che aumentava i contributi da pagare e riduceva le pensioni.

È mons. Báez, in una lunga intervista, a spiegarci quello che è accaduto: «Per la prima volta, il popolo ha cominciato a protestare, ci sono state delle manifestazioni come non si erano mai viste prima. Ma il governo, invece di ascoltare la reazione della gente per trovare delle soluzioni, invece di approvare riforme democratiche, ha scelto la strada della repressione violenta.

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