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| Omelie |
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S. PRISCO 1996
Introduzione
Carissimi,
con l'Apostolo Paolo anch'io voglio dirvi che «come Dio ci
ha trovati degni di affidarci il vangelo, così lo predichiamo, non cercando di
piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori»… e voi, fratelli miei
carissimi, voglio sperare che, «avendo avuto da noi la parola divina della
predicazione, l'avete accolta non come parola di uomini, ma, com'è veramente,
quale parola di Dio, che opera in voi che credete» (Ts 2,1-13).
Saluto
Rivolgo al Rev.mo Clero, ai Diaconi, ai Religiosi, alle Autorità
e a tutti i presenti a questa Liturgia il mio saluto affettuoso e paterno
e l'augurio della benedizione del Signore Gesù cristo.
L'annuale ricorrenza della memoria liturgica del nostro Protettore,
S: Prisco, riunisce ancora da secoli tutti i cristiani e i devoti e li costringe
irresistibilmente a sentirsi chiesa, cioè popolo radunato dalla stessa
fede. Ed è in questa rinnovata esperienza di famiglia che oggi ci ritroviamo
ancora e preghiamo insieme, anche a nome di tutta la comunità dell'Agro, che costituisce
la Chiesa di Nocera - Sarno.
E così, come siamo, radunati attorno al nostro primo vescovo,
avvertiamo interiormente il bisogno di ascoltare la sua voce di Santo, che, da
presso Dio, ci vuole invitare a considerare la solennità e la gravità dell'ora
presente che la nostra fede, la nostra Terra dell'Agro e tutto il contesto
socio - culturale, stanno vivendo, in Italia.
Come un padre che nei momenti decisivi e solenni della vita
della famiglia convoca e parla ai suoi figli, così oggi S. Prisco, per
bocca della Chiesa e del suo successore, vuole farci arrivare il suo urgente
ed accorato messaggio nella prospettiva del passaggio di millennio e davanti
al traguardo degli impegnativi appuntamenti del 2000, ai quali il Vescovo
di Roma (dal suo alto osservatorio spirituale e religioso) e i vescovi italiani
rinviano sempre.
Dopo Palermo, le Chiese che sono in Italia e quelle meridionali,
in specie, continuano a radunarsi, a riflettere, a pregare e a programmare
la "nuova strategia" per affrontare la realtà complessa del tessuto umano,
culturale e religioso dei credenti. Si ritorna a parlare di Mezzogiorno, di cultura,
di politica, di solidarietà, di cambiamento generale. Pur nel clima di scoraggiamento
diffuso, è la Chiesa a non darsi pace e a ricominciare a sperare, a riordinare
le fila, a richiamare all'unità, ad invitare alla pazienza come virtù, alla
speranza come profezia cristiana e all'ottimismo evangelico!
C'è fermento anche nelle varie diocesi della Campania; ogni
chiesa si convoca, si guarda allo specchio, si prepara all'appuntamento storico
del passaggio due volte millenario ormai imminente.
Anche la nostra Chiesa, da quasi dieci anni, ha messo mano
all'aratro e sta seguendo, con umiltà e coraggio, il programma offertoci
dal Papa e fatto proprio dai vescovi italiani negli Orientamenti pastorali
per gli anni '90.
E, se c'è in Italia un Sud, che tanto preoccupa, sappiamo anche
che - sotto tanti aspetti - vi è anche un sud del Sud d'Italia; ed in questo
sud - per tanti motivi socio - politico - siamo caduti anche noi, con tutti i
risvolti morali, culturali e religiosi del vivere moderno e con una ricaduta scontata
sulla gioventù, che poi è la protagonista del prossimo millennio.
Non sempre appare evidente questa visione e non sempre da
tutti si riesce ad accettarla. Si può discutere, certo, ma la realtà è davanti
a tutti!
Carissimi fratelli e sorelle nella fede e devoti di S. Prisco,
ecco il contesto storico - ecclesiale della presente celebrazione.
La festa di S. Prisco, che costituisce un momento di comunione e
di gioia, se non autorizza il vescovo a tingere di scuro l'orizzonte della
vita dell'Agro, non lo dispensa, di certo, dal dire la verità ai cristiani
che Cristo gli ha affidato, come fu per S. Prisco, in un'epoca che non differiva
molto dalla nostra; epoca- la nostra - di grandi sconvolgimenti culturali e, quindi
anche di mentalità, di pensiero e di morale; epoca - la nostra - di miscuglio
di fedi, esotiche e stravaganti, capaci di sviare gli spiriti dal sentiero che
conduce al traguardo cristiano della storia, così come ce lo prospetta il Vangelo.
È in questo contesto - sotto tanti aspetti scristianizzato e non
sempre positivamente variegato - che bisogna inserirsi con la fede, quasi fosse
una nuova leva di Archimede per sollevare ad un'altra dimensione l'uomo
moderno; questa leva è il Vangelo, accolto, vissuto e testimoniato nel
feriale, come fecero S. Prisco ed i suoi seguaci; come fu per i primi martiri
dell'Agro, riportati a noi dal martirologio col nome di Felice e Costanza!
Allora fu la chiarezza delle idee, la forza della volontà, la fede
nell'ideale evangelico di Cristo, che fece cambiare il corso della storia, tante
centinaia di anni fa! Fu così anche allo scavalco del primo millennio; fu così
dopo il Concilio di Trento; è così oggi nelle terre di missione; ovunque, nei
cinque continenti; sono le idee ed il sangue insieme a far andare avanti
le rivoluzioni vere della storia. Oggi siamo arrivati anche noi ad un punto cruciale:
i nostri sono tempi di schieramento, ma da affrontare, sempre, con la strategia
del dialogo e della civiltà del Vangelo!
I cristiani sono chiamati a stare dentro la storia e ad accettare
tutte le sfide della modernità e della post - modernità.
Carissimi, l'odierna ricorrenza patronale ci aiuta perciò
molto opportunamente a calarci in un discorso, apparentemente solo religioso,
ma che, sostanzialmente, è ecclesiale, cioè tale che non esclude il
coinvolgimento della Chiesa nella vita del mondo, perché non si può capire
il Vangelo se lo si esclude dalla vita e dalla storia! Non dimentichiamo che il
Verbo s'è fatto carne!
Così il nostro antico Patrono della città di Nuceria e (dal
1986) anche dall'intero Agro, insieme a S. Michele arcangelo e a S. Alfonso de
Liguori, pure se tra richiami a: storia e tradizione religiosa; fede e
pietà popolare; cultura e Vangelo; arte e folklore; "civitas" e "ecclesialitas",
continua ad invitarci alla concretezza dei fatti della storia soprattutto
contemporanea, e a quelli che sono gli orientamenti dottrinali e pastorali
per un rinnovato annunzio del Vangelo, affinché esso - il Vangelo - diventi cultura
e nuova mentalità, in modo tale da contribuire al nuovo sviluppo sociale ed
alla civiltà dell'amore. Incominciamo col dire questo: Davanti a noi abbiamo un
traguardo ch'è il 2000. Il Papa, insieme a tutta la cristianità, invita anche
noi a varcare la soglia del 2° millennio, preparandoci religiosamente, seguendo
un intenso itinerario di fede trinitario e cristologico.
Per la nostra Chiesa di Nocera - Sarno questo itinerario (progettato
dal Papa) inizia con una vera e propria fase di preparazione alla celebrazione
del 1° Sinodo Diocesano, che coinciderà proprio con il 2000, anno del grande
Giubileo.
Affinché questo progetto di rinnovamento, di verifica pastorale
e i nuova evangelizzazione si possa realizzare compiutamente e adeguatamente (facendolo
aderire alle reali esigenze della nostra gente e della nostra Chiesa) abbiamo
deciso - dietro consultazione del Consiglio Presbiterale e dell'Ufficio Pastorale
- di farlo partire contemporaneamente in tutte le foranie, con una S. Missione
popolare diocesana, ad incominciare dal prossimo mese di ottobre fino al novembre
1997.
Intanto, mentre siamo già praticamente in stato di Sinodo,
il giorno 25 maggio c.a., in questa Chiesa Cattedrale, davanti a tutta la Chiesa
ufficialmente convocata, indiremo solennemente il Sinodo.
Come la Chiesa delle origini, duemila anni fa, - dopo aver ricevuto
lo Spirito Santo nel Cenacolo, sotto l'assistenza materna di Maria - patì ufficialmente
per dividersi il mondo, allora conosciuto, per portare il Vangelo alle genti,
così anche a noi, nel mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio, e nella solennità
liturgica dello Spirito Santo (Pentecoste) vogliamo dare inizio ufficiale
alla fase di conversione e di nuova evangelizzazione della gente dell'Agro, sotto
tanti aspetti ritornata ad una situazione di cristianesimo anonimo, ad una religiosità
ridotta a sentimento, ad uno strano indifferentismo religioso, ad un redivivo
paganesimo che si afferra ai nuovi idoli del materialismo, della superstizione
e dell'ateismo pratico.
Volutamente è stata scelta questa data, che esprime bene la natura
profetica e missionaria della Chiesa, nata dal fuoco dello Spirito nel
giorno di Pentecoste.
Anche la nostra Chiesa vuole vivere e celebrare la sua Pentecoste,
qui e oggi: il Sinodo ne è la realizzazione viva, concreta.
E se il Congresso di Palermo si colloca nella prospettiva
del Grande Giubileo, per questo, cioè per il Giubileo, «la migliore preparazione
è la piena ricezione e creativa attuazione del Concilio Vaticano II» (T:M:A:,
4).
La Chiesa deve dimostrare la volontà (ancora dopo 30 anni)
di attuare il Concilio, cioè deve essere una Chiesa che ascolta e medita la
Parola, perché «non c'è rinnovamento, anche sociale, che non parta dalla contemplazione»
(Giovanni Paolo II, Omelia al III Convegno Ecclesiale di Palermo, 11).
Un'immagine di Chiesa «concentrata sul mistero di Cristo,
e insieme aperta al mondo» (ivi, 9) indica le vie del futuro e, nello stesso
tempo, offre il criterio per riconoscere i ritardi, le omissioni e le incoerenze
del recente passato.
La Chiesa - anche quella dell'Agro - deve annunziare instancabilmente
agli uomini di oggi la sorprendente notizia che Dio si è fatto uomo ed
è venuto personalmente incontro all'uomo. Cristo è il «nuovo che
viene da dio e che salva il mondo» (Papa, a Palermo, cit, 2), Egli è il Vangelo
della carità.
La Chiesa, anche la nostra, qui nell'Agro, deve affermare con forza
il primato della spiritualità come conseguenza del primato di Dio e del
suo Amore. «L'agente principale della nuova evangelizzazione è lo Spirito Santo:
perciò noi possiamo essere cooperatori dell'evangelizzazione solo lasciandoci
abitare e plasmare dallo Spirito, vivendo secondo lo Spirito e rivolgendoci
nello Spirito al Padre» (Papa, Palermo, cit, 2).
La nostra Chiesa diocesana (come affermavo anche Giovedì Santo di
quest'anno) deve puntare in alto, proponendo una spiritualità possibile
a tutti, specialmente ai laici…, alimentata dalla Parola e dall'Eucaristia,
incentrata sull'amore al prossimo e incarnata nella vita ordinaria. Una spiritualità
comunitaria, missionaria, ecclesiale.
Basterebbe che la Chiesa dell'Agro si ispirasse all'impegno di Alfonso
de Liguori e dei servi di Dio Alfonso e Tommaso Fusco, che riempirono il loro
tempo di zelo e di carità, per fare arrivare a tutti il Vangelo, costitutivo
primario di civiltà e progresso umano.
Solo a questa condizione, cioè dopo aver messo Dio al primo posto
e il Vangelo di Cristo, intraprendendo insieme un serio cammino di formazione
e di spiritualità, si potrà parlare di evangelizzazione ad extra e di testimonianza.
I cristiani praticanti, pur essendo di fatto una minoranza
nel contesto generale della società civile ed ecclesiale di oggi, devono sempre
più essere consapevoli che sono per la missione; sì, «"l'amore di Cristo
ci spinge" (2 Cor 5,14), dobbiamo ripetere con S. Paolo, prendendo più chiara
coscienza che il nostro non è tempo della semplice conservazione dell'esistente,
ma della missione» (il Papa a Palermo, 2 cit).
Ci rendiamo tutti conto che davanti a questa visione della realtà
ecclesiale e di tutti gli impegni già presi comunitariamente, abbiamo perduto
la nostra pace, almeno fino al 2000! Veramente non ci si può sentire a posto con
la coscienza lasciando andare le cose avanti da sole o portate avanti solo da
alcuni più bravi e volenterosi. NO!
Questa Chiesa la facciamo tutti, nessuno potrà salvarsi da solo!
Se l'avessero pensata così anche quelli vissuti prima di noi e magari
con loro anche S. Prisco, cosa avremmo celebrato oggi, chi avremmo potuto invocare
per aiutarci, chi avremmo potuto imitare?
S. Agostino, al suo tempo, invitati i cristiani a "cantare un canto
nuovo". Egli spiega che la novità del canto sta nella qualità nuova della vita,
ormai di persone "risorte", perché hanno accolto la fede nel Cristo risorto!
Cantiamo anche noi un canto nuovo, cambiando vita. cerchiamo di
essere persone che mettono al centro della loro vita la fede in Cristo, morto
per tutti e Risorto, ad imitazione dei santi, ad imitazione del nostro S. Prisco,
"primo nella fede" e nella testimonianza eroica della sua vita, tutta donata.
Nessuno di noi si illuda di aver onorato S. Prisco oggi, lasciando
quieta e intatta, così com'era ieri, la propria esistenza.
Cantiamo un canto nuovo, personalmente e tutti insieme, come Chiesa
dell'Agro.
Ogni anno è, insieme, una scommessa e un impegno che prendiamo con
Cristo, tramite S. Prisco.
La cosa bella (e ardita), nella vita dei santi, è costituito dal
fatto che essi, sempre, non aspettavano gli altri per gettarsi nella divina avventura
del bene, dell'amore, del perdono, della solidarietà, dell'impegno per la costruzione
della città terrena; essa sono risultati sempre quelli che andavano avanti agli
altri.
Oggi: Chi comincia per primo?
Chi vuole seguire S. Prisco?
Chi si decide, una volta per sempre, per Cristo?
Chi dà una mano per primo a questo uomo dell'Agro, ai giovani disoccupati, alla
famiglia minacciata, ai ragazzi a rischio?…
Chiesa di Nocera - Sarno, canta un canto nuovo!
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Inagurazione dell'anno
Pastorale 2008/2009 |
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