l logo è una breve frase, a volte poche parole, con la compresenza di un disegno che in poche linee ha l’efficacia di un messaggio chiaro da raggiunge subito lo spettatore o il lettore.
Ciò non di meno, una parola di spiegazione è necessaria per comprendere a pieno la valenza soprattutto del segno.
Anche per l’Anno giubilare straordinario diocesano è stato indetto un concorso tra artisti e grafici.
La giuria ha scelto quello di Maria Rosaria Ruggiero, di Nocera Superiore.
La concezione di base è chiaramente trinitaria, per la serie dei tre cerchi concentrici indicanti le tre Persone, partendo dal Figlio, l’azzurro, ben marcato per la sua storicità, lo Spirito, il digitus Dei con il rosso ed il Padre, con il giallo dello splendore infinito ed indefinito. È un contesto teologico preciso.
Ugualmente triplice è la simbologia del disegno centrale, perché quella che sembra una mitria ( a motivo delle due infule appena accennate ed elevate in alto, come due mani in preghiera) è nello stesso tempo la domus dell’uomo e la domus Ecclesiae, (la casa e la Chiesa,) sormontata da una croce. E da questa croce, Cristo, inizia il fondamento e la radice di ogni cristiano che, proprio attraverso la casa naturale e poi quella spirituale, si ritrova e riconosce la propria identità attraverso l’autorità dell’Episcopus. L’inserimento del neofita era, anticamente, molto più evidente, perchè sulla casula del Vescovo venivano impresse tante croci quanti erano i battezzati.
Il cartiglio classico, con la scritta Priscus, rinvia direttamente al fondatore della Diocesi e quindi all’evangelizzazione del primo vescovo, segno tangibile di adesione a Cristo e quindi alla tradizione plurisecolare del nostro Agro nocerino-sarnese. |