By 27 novembre 2015 0 Comments Read More →

Opere di Misericordia: Dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati

L’inizio del Giubileo della misericordia è alle porte, come possiamo vivere al meglio questo Anno Santo? Riscopriamo le Opere di misericordia, lasciamo che la santità di alcune figure esemplari illuminino il nostro agire, valorizziamo tempi e spazi della preghiera personale e comunitaria per rivestirci di misericordia

Beato Bartolo LongoSono in controtendenza, profeti audaci del loro tempo. Hanno biografie coraggiose e usano la grammatica del Vangelo. Sono i santi, coloro che hanno vissuto cercando di portare in terra un pezzo del Regno di Dio. Nell’Anno Santo della misericordia, scorgiamo nell’esempio di tanti santi e beati lo sprone a vivere concretamente le Opere di misericordia. Non c’è bisogno di volgere lo sguardo troppo lontano, perché la prima testimonianza autentica del “Dare da mangiare agli affamati” e “Dare da bere agli assetati”, arriva dalla vicina Pompei e dalla vita del laico missionario Bartolo Longo, oggi beato. Originario della Puglia, completa a Napoli i suoi studi in Giurisprudenza. L’arrivo in Campania segna il suo futuro. Prima si lascia coinvolgere da cattive frequentazioni, poi – grazie a santi sacerdoti – cambia radicalmente strada.

Tra i primi incarichi del giovane avvocato, si presenta l’occasione di amministrare i possedimenti della vedova Marianna De Fusco che, dopo la prematura morte del marito, è in affanno con le questioni burocratiche. Bartolo Longo conosce così la Valle di Pompei. Lo scenario è disperato: una massa di poveri, con scarsa istruzione e nessuna igiene, preme per essere aiutata. Dove trovare la forza e i mezzi? Bartolo avverte dentro di sé la voce della Madonna: «Se vuoi la salvezza propaga il Rosario, è promessa di Maria». La preghiera dei semplici per eccellenza è l’inizio della sua immensa opera di carità. Don Bartolo – come sarà chiamato successivamente – è un fiume in piena: la prima ad essere contagiata dal suo entusiasmo è proprio la vedova Fusco. Per mettere a tacere mormorazioni, Leone XIII in persona consiglia loro di sposarsi. Sarà un matrimonio casto, ma non per questo non fecondo. Bartolo e Marianna dopo avere organizzato tutte le iniziative necessarie per portare a termine il maestoso Santuario di Pompei – come ancora oggi lo conosciamo – riuscirono a realizzare molte altre opere sociali, tra cui l’Istituto per le orfanelle e quello per i figli dei carcerati, dove furono accolti migliaia di bambini. «Non uno di loro si perse», come scriverà il beato nelle sue memorie.

Ma i suoi sforzi non si fermarono: fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, avviò la costruzione della nuova città, con le case per gli operai, il telegrafo, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello geodinamico. Senza dimenticare l’inizio dei lavori per la stazione ferroviaria. Gli ultimi anni non furono sereni: dopo la morte di Marianna, s’inasprirono i rapporti con i figliastri. Bartolo morirà poverissimo, ma ricco della gratitudine delle persone aiutate e dei fedeli che ancora oggi sono a lui devoti.

Mariarosaria Petti

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